In fondo della Cina sappiamo molto poco. Per decenni imbevuti da cultura, idee, strategie di asset allocation e financial engineering, film, musica, bibite e panini, provenienti dall’alter ego americano, non ci siamo accorti di (o almeno non abbiamo posto la giusta attenzione a) quello che pian piano accadeva dall’altra parte del Pacifico, specie dopo la caduta dell’URSS e, con essa, il venir meno di un credibile antagonista all’egemonia militare, economica, e culturale degli USA (sebbene oggi Putin … mentre lasciamo stare l’Europa).

Eppure la Cina è vicina: e non solo perché Inter e (forse) Milan, simboli indiscussi della milanesità con i Moratti e i Berlusconi, sono oggi di proprietà cinese; oppure perché da anni vediamo spuntare ad ogni angolo di strada esercizi commerciali gestiti da cinesi che, ormai, assumono (proprio loro) dipendenti italiani; od ancora perché sbirciando l’etichetta di vestiti e scarpe che indossiamo ci accorgiamo (nella maggior parte dei casi) della loro provenienza orientale.

La Cina è vicina perché le sue dimensioni e le sue scelte di crescita non possono non interessare il resto del mondo: in termini di flussi di denaro e investimenti, di ripercussioni sul commercio internazionale, di impatto sull’inflazione e sul prezzo delle materie prime, ovvero sull’andamento delle borse, la Cina gioca ormai un ruolo chiave. Non per niente, il periodo di forte volatilità dei mercati a cui assistiamo dall’agosto del 2015 inizia proprio dai timori inerenti un possibile hard landing dell’economia cinese.

Ecco allora che avere informazioni più approfondite su quello che accade nel più grande paese comunista (e/o capitalista?) del mondo diviene fondamentale. Ed è proprio per questo che è nata l’idea di questo osservatorio che vuole essere un contenitore ampio (cioè inerente non solo ad aspetti economici e finanziari, ma anche ad elementi culturali, sociali e politici) di tutto ciò che riguarda la Cina e, di conseguenza, noi.

Per iniziare: il XVIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese ha lanciato un appello epocale affinché si proceda verso la realizzazione degli obiettivi dei “due centenari”. Tali obiettivi sono: completare la costruzione di una società moderatamente prospera in ogni suo aspetto entro il centenario del Partito Comunista Cinese (fondato nel 1921) e rendere la Cina un Paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso entro il centenario della Repubblica Popolare Cinese (fondata nel 1949). Ora, a parte il fatto che sul significato di alcuni termini vi sarebbe molto da discutere (cosa intendono i cinesi con il termine democratico?), e similmente sul reale contenuto degli obiettivi (come si misura una società moderatamente prospera?), è indubbio che la programmazione economica e sociale della Cina deve essere conosciuta e compresa.

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