Si è praticamente conclusa ieri la fase principale dell’aumento di capitale di Unicredit: per arrivare ai fatidici 13 miliardi richiesti al mercato mancano infatti solo 30 milioni. Nel dettaglio, secondo i dati forniti dal prospetto della banca sono stati esercitati diritti di opzione pari a 616.599.900, con la sottoscrizione di 1.603.055.740 nuove azioni, pari al 99,8% del totale delle nuove azioni offerte.

Chiuso l’aumento di capitale, occorre chiedersi se Unicredit abbia altresì risolto l’annoso problema dei crediti deteriorati presenti nella bilancio, criticità che accomuna un po’ tutte le banche italiane. Infatti, da quando il nuovo amministratore delegato Jean Pier Mustier è stato incaricato dal consiglio di amministrazione di presentare il nuovo piano industriale, fin da subito è emerso il problema dei NPLs (Non performing Loans), e della necessità di far cassa attraverso la cessione di alcune partecipazioni rilevanti. Di seguito un breve riassunto delle operazioni concluse o per lo meno poste in essere:

  • Cessione di una partecipazione del 32,8% in Bank Pekao che ha prodotto un incasso di 2,4 milardi alla Banca. La rimanente quota del 7,3%, sentito l’antitrus potrà essere ceduta entro la metà del 2017.
  • Cessione di partecipazioni in Fineco Bank: un iniziale cessione del 10% per 328 milioni, e poco tempo dopo, un’altra cessione del 20% per un incasso di 552 milioni. Unicredit, che attualmente ha il 35% del capitale di Fineco, ha dichiarato che non eseguirà altre cessioni nei prossimi mesi dell’anno, sebbene rimangano rumors di una futura vendita complessiva della controllata.
  • Cessione del ramo di asset management attraverso la vendita di Pioneer Investiments, che ha prodotto una plusvalenza di 2,2 miliardi di euro e un incasso di 3,54 miliardi.

Inoltre, come promesso, Mustier ha accelerato lo smaltimento degli NPLs con la cessione di 17,7 miliardi di crediti deteriorati, attraverso la stipulazione di due accordi separati, uno con Fortress Investment Group e l’altro con PIMCO, che porteranno al trasferimento di due portafogli di crediti in sofferenza a due società neo-costituite e indipendenti in cui, tuttavia, UniCredit manterrà una partecipazione di minoranza.

In definitiva: cessioni di partecipazioni per 6,82 miliardi di euro, 13 miliardi di aumento di capitale, 17 miliardi di cessioni di NPLs, ma anche svalutazioni di crediti nel bilancio 2016 per circa 13 miliardi. Serve altro? Speriamo di no.

 

 

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