La riforma fiscale di Trump ed i suoi potenziali effetti sull’economia americana

Tax Cuts and Jobs acts (TCJA): è questo il nome della riforma fiscale proposta dal Presidente Trump e definitivamente approvata il 22 dicembre 2017, dopo essere passata per ben due volte al vaglio del Senato. I punti chiave sono la riduzione della corporate tax (il manifesto della riforma) dall’attuale 35% al 21% a partire dal 2018, e la diminuzione temporanea della tassazione sul reddito delle persone, che avrà effetti concreti per 4 americani su 5 (stima del Tax Policy Center). La neonata riforma, tuttavia, appare al momento fortemente impopolare: solo il 26% degli americani la sostiene, contro una bocciatura del 55%. Ma quali risvolti potrà veramente avere la riforma sull’economia americana? E, soprattutto, i mercati che per mesi l’hanno attesa e forse già scontata nei prezzi, come la digeriranno? Facciamo qualche considerazione al riguardo analizzando i principali punti della riforma che, per molti, può essere considerata il primo vero (potenziale) successo ad un anno esatto dall’entrata in carica di The Donald, ora alle prese con un delicato government shutdown susseguente al mancato accordo tra Repubblicani e Democratici sull’innalzamento del budget federale (appropriations bills)

 Il taglio delle tasse alle imprese

Dal 35% al 21% nel 2018: si tratta a prima vista di un bel taglio. In realtà, tale diminuzione allineerà gli Stati Uniti ad altri paesi industriali: stando infatti ad un report redatto da Tax Foundation[1], la media delle aliquote applicate alle imprese in 202 paesi analizzati risulta essere il 22.96%. L’attuale aliquota del 21%, aumentata di imposte statali e locali, risulterà ammontare effettivamente al 26.5% stando a quanto dichiarato dalla Tax Foundation (al di sotto della media europea del 26.9%). I sostenitori della riforma affermano che il suddetto taglio disincentiverà lo spostamento di capitali oltre oceano.

La riforma dovrebbe agevolare probabilmente i settori caratteristici, quali trasporti e commercio al dettaglio, e le banche (specie quelle quotate a Wall Street). Proprio queste ultime, stando a quanto riportato da Business Insider[2], hanno reagito positivamente alla definitiva approvazione della riforma: una diminuzione della corporate tax ha infatti creato aspettative di aumento degli utili per questi intermediari. L’high-tech (in particolare le solite big) sarà invece probabilmente il meno influenzato dalle nuove aliquote, in quanto il prelievo fiscale è già minore rispetto ai settori più tradizionali grazie all’abilità delle multinazionali di spostare i capitali all’estero tramite operazioni infragruppo. Questo primo punto della riforma è stato fortemente voluto dai conservatori, ed è passato al vaglio del senato senza grandi opposizioni.

 Tassazione territoriale e rimpatrio degli utili

Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso l’applicazione di due manovre complementari.

Prima del 2018, gli Stati Uniti ricorrevano ad un modello di tassazione mondiale (worldwide taxation), secondo il quale le multinazionali pagavano le tasse sugli utili conseguiti all’estero nel momento in cui i suddetti venivano trasferiti negli USA; per evitare la tassazione, come noto, le multinazionali americane erano (e sono) solite parcheggiare gli utili oltre oceano. Con la riforma fiscale introdotta nel 2018, gli utili conseguiti all’estero non sono tassati, così da incentivare il loro reinvestimento negli Stati Uniti. Di tale riforma beneficeranno maggiormente l’hi-tech ed il settore farmaceutico. Viene inoltre introdotto un meccanismo denominato BEAT tax (Base Erosion Anti-Abuse Tax), il quale è finalizzato ad impedire alle multinazionali (con fatturato annuo maggiore di 500 milioni) di erodere la base imponibile spostando gli utili in paesi a tassazione agevolata.

Un secondo provvedimento permetterà di rimpatriare $2.6 trillion detenuti all’estero dalle multinazionali americane, con una aliquota del 15.5% per liquidità ed equivalenti (titoli), mentre per gli utili reinvestiti verrà applicata una aliquota del 8%. Prima della riforma il rimpatrio degli utili veniva tassato al 21%.

Tale provvedimento è stato a lungo dibattuto, in quanto permette alle multinazionali di rimpatriare capitali tenuti all’estero durante periodi di regimi fiscali “sconvenienti”, e rimpatriabili ora ad una tassazione agevolata. Il Congressional Research Service ha affermato che una Tax Holyday, simile a quella applicata nel 2004, potrebbe portare in effetti ad un impulso alla crescita economica: ma a ben vedere, in quel periodo, le imprese utilizzarono gli utili rimpatriati per remunerare innanzitutto gli azionisti, e non per aumentare i salari ai dipendenti o per reinvestire in capitale fisso. Inoltre, vi è chi teme che il rimpatrio degli utili detenuti all’estero potrebbe portare ad una crescita del rendimento dei titoli obbligazionari statunitensi a medio termine, in quanto le corporations detengono gran parte della liquidità all’estero sotto forma di titoli obbligazionari americani: una loro vendita massiccia ne abbatterebbe il prezzo.

Sul punto, è interessante osservare la figura sotto riportata, tratta dall’articolo di Liz McCormick, Molly Smith, Beware the $500 Billion Bond Exodus, apparso il 17 gennaio su Bloomberg. Come osservano gli autori, un forte rimpatrio di utili da parte delle grandi multinazionali, che li hanno parcheggiati off-shore prevalentemente in Treasuries e titoli US investiment grade, potrebbe portare ad una massiccia vendita di tali titoli finalizzata ad utilizzare le risorse rinvenienti per sostenere i corsi azionari, tramite buybacks o dividendi straordinari (si stima che i soldi accumulati all’estero ammontino a 3.1 trillion di dollari)

 

Figura n. 1. Detenzione di titoli da parte delle grandi aziende americane

Fonte: Liz McCormick, Molly Smith, Beware the $500 Billion Bond Exodus, Bloomberg

 

Taglio alle deduzioni degli interessi

Diminuisce la deduzione sugli interessi maturati sui debiti contratti da imprese e persone.

Per quanto concerne le società, prima della riforma esse potevano dedurre il 100% degli interessi maturati sui debiti; dal 2018 è stato introdotto un tetto massimo pari 30% dell’EBITDA. Per le aziende sotto i 25 milioni di fatturato il tetto massimo non verrà invece applicato. Tale riforma ha reso più costoso il prestito da parte delle società quotate e di quelle finanziarie: ciò potrebbe rendere meno conveniente emettere obbligazioni e ricomprare le azioni (operazioni di buyback), determinando una perdita di valore delle azioni delle società operanti in particolare nel settore della finanza.

Scende anche il tetto sulla deduzione di interessi maturati su mutui che hanno come oggetto l’acquisto di abitazioni. Prima della riforma il tetto massimo di deduzione (per una coppia) ammontava ad un milione di dollari di debito, mentre da quest’anno verrà ridimensionato a 750.000$. Nella versione approvata dalla camera il tetto si fermava a mezzo milione. Si tratta di una delle parti della manovra più criticate dall’opposizione democratica, in quanto la deduzione prima della riforma era conveniente per il 44% delle abitazioni, mentre post riforma lo sarà solamente per il 14.4%[3]. Per meglio comprendere questo passaggio, si tenga presente che il taxpayer americano può sfruttare una standard deduction (peraltro aumentata da 6.350$ a 12.000$ per i singoli, e da 12.700$ a 24.000$ per le coppie. Vedi anche oltre), oppure utilizzare la deduzione degli interessi in maniera analitica. Visto l’abbassamento del tetto massimo, e l’aumento della standard deduction, si stima che la maggior parte degli americani utilizzeranno quest’ultima forma forfettaria di deduzione.

Viene raddoppiata la franchigia di esenzione della estate tax (tassa di successione), arrivando ad 11.2 Milioni per i singoli contribuenti e 22.4 Milioni per le coppie. Tale aumento non può che avvantaggiare i contribuenti più facoltosi. Si tornerà però ai livelli pre-riforma nel 2017.

Incentivazione agli investimenti

La riforma fiscale permetterà alle imprese di accelerare la svalutazione degli investimenti di capitale quali attrezzature e macchinari, che potrà avvenire in un anno e non su più anni via ammortamento. Il nuovo regime di tassazione varrà fino al 2022. Tale cambiamento ha l’obiettivo di accelerare le decisioni di investimento delle aziende, e il risultato sarà maggiormente visibile per le imprese in grado di trasformare investimenti in aumenti di produzione.

Il taglio delle tasse per le persone fisiche

Il punto riguardante i redditi delle persone fisiche è stato definito dall’opposizione “regressivo ai danni dei ceti medi”, in quanto i vantaggi per le classi più abbienti saranno superiori a quelli per i cittadini più poveri. Stando a quanto stimato dal Tax Policy Center, tuttavia, la riforma si tramuterà in una diminuzione delle imposte per 4 americani su 5. La manovra, infatti, pur lasciando invariato il numero di 7 scaglioni di tassazione per le persone fisiche, cambia però aliquote e soglie di reddito[4] (vedi tabella n. 1). I cambiamenti attuati dalla riforma saranno temporanei: avranno effetto dal 2018 e si esauriranno nel 2025, dopodiché si tornerà alla normativa precedente la riforma. La scadenza della normativa fissata nel 2025 è stata adottata allo scopo di evitare l’ostruzionismo da parte dell’opposizione democratica in Senato; una seconda concessione fatta ai democratici riguarda la variazione del debito pubblico, che dovrebbe essere “contenuta” in 1.5 trillion nei prossimi 10 anni.

 

Tabella n. 1. Gli scaglioni di reddito applicati alla tassazione delle persone fisiche

Fonte: https://www.thebalance.com/trump-s-tax-plan-how-it-affects-you-4113968

 

Comparando il regime applicato ai redditi delle persone fisiche possiamo notare i cambiamenti apportati dalla riforma. In particolare, mentre l’aliquota del 10% per le famiglie con un reddito compreso tra 0 e 19.050$ rimane invariata, quella dei più ricchi, diminuisce di 2,6% arrivando al 37% (prima era 39,6%). Inoltre, tale aliquota viene applicata alle famiglie con reddito maggiore di 600.000$, mentre prima della riforma la soglia partiva da 426.700$: questo significa, ad esempio, che chi aveva un reddito famigliare di 450.000, al posto di pagare il 39,6%, pagherà da quest’anno il 35%.

Come già osservato, la riforma va ad aumentare la cosiddetta deduzione standard: da 6.350$ a 12.000$ per i singoli contribuenti, mentre per le coppie il tetto è passato da 24.000$ dai precedenti 13.000$. Tale cambiamento normativo si esaurirà nel 2026. Viene inoltre eliminata la personal exemptions. Prima della riforma, i taxpayers potevano dedurre dal reddito imponibile 4.150 dollari per ogni membro famigliare. Ora, è facile comprendere come le famiglie con molti figli pagheranno di più, nonostante venga raddoppiata la standard deduction.

Abolita anche parte dell’Obamacare (Affordable Care Act) che imponeva un aumento delle tasse per coloro che non avevano una copertura assicurativa (tecnicamente tale penalità non è stata abolita, ma il valore della multa scende a 0$). Stando a quanto riportato dal Congressional Office Budget, revocando le misure previste dall’Obamacare l’erario risparmierà 338 miliardi nei prossimi 10 anni, ma lascerà 13 milioni di statunitensi senza una copertura assicurativa (non essedo più incentivati ad ottenerla) nel prossimo decennio. Un effetto collaterale sarà la prevedibile crescita dei premi assicurativi, che impedirà alle fasce più basse di reddito di potersi assicurare in futuro.

La riforma ha inoltre fissato un tetto massimo di 10.000$ alle deduzione delle tasse statali e locali, denominata SALT deduction (State And Local Tax deduction). Stando a quanto riportato da alcuni membri dell’opposizione tale deduzione avvantaggerebbe maggiormente la fascia di popolazione con reddito maggiore in quanto in grado di sfruttare deduzione analitiche maggiori rispetto alla deduzione standard

Il TCJA elimina inoltre molte detrazioni tra le più comuni quali:

  • spese di viaggio (la detrazione rimane valida solo per i membri dell’esercito)
  • le spese per gli alimenti non saranno deducibili per chi li paga mentre lo rimarranno per chi li riceve
  • spese di lavoro per gli impiegati
  • detrazioni legate agli immobili e persino il commercialista.

La nuova riforma ha inoltre introdotto un taglio alle deduzioni per i farmaci orfani, ovvero i farmaci contro le malattie rare, dal 50% di deduzione al 25%. Infine, vi è stato un taglio alla tassazione degli alcolici (birra, vino e superalcolici), il Brooking Institute ha stimato che tale taglio porterà ad un aumento delle morti causate dall’alcol (+1.550 all’anno); lo studio ha riscontrato che un minore prezzo degli alcolici è direttamente correlato ad un maggiore consumo e tasso di mortalità.

 Infine, un cambiamento non trascurabile introdotto dal Tax Cuts & Jobs Act è il cambiamento del metro di misurazione dell’inflazione: prima del 2018, l’International Revenue Service utilizzava l’indice dei prezzi al consumo (consumer price index for all urban consumers) CPI-U, mentre dal nuovo anno verrà utilizzata la chain weighted CPI-U. La nuova misura dell’inflazione tiene conto dei cambiamenti delle abitudini dei consumatori in conseguenza al cambiamento dei prezzi ed è considerato più rigoroso. Tale cambiamento, che a prima vista può sembrare ininfluente, è in realtà di grande rilevanza in quanto le deduzioni fiscali sono spesso correlate a quest’ultimo indice, che tende a crescere più lentamente rispetto al precedente parametro. Il valore della deduzione standard ed altri incentivi presenti nella normativa fiscale indicizzati all’inflazione verranno così “erosi” nel tempo. Ricapitolando, i principali effetti del cambiamento del parametro utilizzato per misurare l’inflazione porterà ad una erosione delle detrazioni, e quindi ad un aumento delle tasse, entrambi non correlati ad un aumento del potere d’acquisto. Tale cambiamento non avrà una data di scadenza.

I potenziali risvolti sull’economia americana: le differenti opinioni

Per quanto le opinioni sull’impatto che la riforma fiscale avrà sull’economia a stelle e strisce siano molto divergenti (considerando peraltro che gli effetti si vedranno solo nel tempo), si può tuttavia affermare che, in termini generali, la riforma agevolerà maggiormente le società che le persone, in quanto le modifiche per le prime sono permanenti al contrario di quelle previste per i privati cittadini. Tra le persone fisiche saranno probabilmente gli individui con un reddito più alto a beneficiarne maggiormente, stando almeno a quanto osservato dall’osservatorio della Tax Foundation.

Il Tax policy center si è sbilanciato affermando che il quinto della popolazione a reddito più basso vedrà crescere il proprio reddito dello 0.4%, il secondo quinto della popolazione avrà un incremento del 1.2% mentre i successivi due quintili vedranno crescere i loro redditi rispettivamente del 1.6% e 1.9%. L’ultimo quinto della popolazione, quello a reddito più alto, riscontrerà una crescita del 2.9%.

Si può quindi affermare che la riforma ha reso l’imposta progressiva sul reddito un po’ più regressiva: che le tasse siano più basse per tutta la popolazione è innegabile, ma la maggiore diminuzione sarà ad appannaggio dei più ricchi. Per quanto riguarda la fascia di popolazione a basso reddito, inoltre, è prevedibile che, quando la riforma scadrà e la tassazione tornerà ai livelli pre-riforma, il drastico taglio di detrazioni ed incentivi potrebbe ulteriormente spostare verso il baratro della povertà molte persone.

In questo momento, quindi, le conseguenze macroeconomiche della riforma sono poco chiare, e gli studi effettuati da diversi comitati ed enti autorevoli non sembrano arrivare alla medesima conclusione.

Il segretario del tesoro, Steven Mnuchin, ha affermato che la riforma fiscale intrapresa dal suo partito creerà una crescita economica tale da ripagarsi da sola. L’idea che un taglio alle tasse possa accelerare la crescita portando ad un aumento delle entrate erariali è tuttavia considerata per lo meno dubbia da molti economisti. Inoltre il segretario ha spesso fatto riferimento ad analisi e ricerche statistiche non pubblicate e, addirittura, il 30 Novembre il New York Times ha pubblicato un articolo in cui si riferisce che un funzionario del Tesoro abbia asserito che tali analisi non esistano neppure[5]. L’11 Dicembre il Tesoro ha rilasciato un documento[6] di una sola pagina in cui, sulla base di stime, si indicava che la riforma avrebbe portato ad una crescita di 1.8 trillion in 10 anni. L’iter della crescita stimata dovrebbe essere il seguente: crescita del PIL del 2.5% nel 2018, 2.8% nel 2019 e del 3% negli 8 anni successivi.

Contrariamente a quanto affermato dal Tesoro, la Federal Reserve ha invece indicato una crescita meno elevata: 2.5% nel 2018, 2.1% nel 2019, 2% nel 2020 e dell’1.8 negli anni a seguire.

La Tax Foundation ha invece confutato quanto sostenuto da Mnuchin evidenziando il peso della riforma sul debito pubblico. Il Joint Committee on Taxation stima che il debito nazionale aumenterà di 1.46 trillion nel prossimo decennio e che la spinta che la manovra avrà sulla crescita difficilmente porterà ad un aumento del PIL dello 0.8% nel prossimo decennio. Lo scenario più pessimistico è stato redatto dal Committee for a Responsible Federal Budget, che ha messo in discussione i costi della manovra, sostenendo che questa potrebbe arrivare a costare 2 trillion nel prossimo decennio.

 Il giudizio dei mercati

Come detto in precedenza, il settore bancario è stato quello maggiormente favorito, in termini di prezzi di borsa, dalle indiscrezioni di fine settembre ad oggi. Stando a quanto riportato da Forbes[7], osservando l’andamento dello S&P 500 nel periodo settembre-dicembre, si riscontra quel classico fenomeno sintetizzato dall’adagio “buy the rumors and sell the news”, ovvero acquista in base ad indiscrezioni e voci di corridoio e successivamente vendi una volta avvenuto il fatto.

Ripercorriamo in breve le tappe della riforma:

27/09/2017: viene svelato il progetto della riforma fiscale

26/10/2017: passa la legge di bilancio

02/11/2017: la riforma fiscale viene presentata in Parlamento

09/11/2017: la riforma fiscale viene presentata in Senato

16/11/2017: il Parlamento passa il TCJA

02/12/2017: il Senato passa il TCJA. La versione approvata dal Senato differisce da quella approvata dalla camera. L’iter prevede in questi casi l’approvazione da parte di entrambe le camere, avvenuta il 19/12/2017.

22/12/2017: Trump firma la riforma fiscale.

Il grafico seguente confronta l’andamento delle società operanti nel settore finanziario e l’indice SP 500 da settembre 2017 ad oggi. Si può notare una overperformance delle società finanziare rispetto all’indice. Inoltre possiamo constatare che la crescita è precedente all’effettiva promulgazione della riforma fiscale, confermandosi quanto affermato da Forbes.

 

Figura n. 2. Andamento dello SP500 e dello SP500 Financials

Fonte: dati Bloomberg, nostra elaborazione

Analizzando l’indice SP 500 suddiviso per settore possiamo inoltre notare che il finanziario non è l’unico settore ad avere una overperformance rispetto all’indice: il settore tecnologico, ad esempio, ha registrato un incremento del 17%, probabilmente enfatizzato dalla notizia del rimpatrio degli utili da parte di alcune big del settore, quali Apple[8].

 

Tabella n. 2. Variazioni percentuali dell’indice SP500 e dei principali settori costituenti

Fonte: dati Bloomberg, nostra elaborazione (periodo di analisi 01/09/17-15/01/18.

 

In definitiva, è possibile affermare che il mercato ha accolto positivamente la riforma fiscale, almeno nel breve periodo. Resta da vedere quanto effettivamente la riforma impatterà sull’economia nel medio periodo in termini di: investimenti delle imprese; riallocazione dei capitali rientranti dall’estero, consumi e risparmi dei cittadini.

 

Reference shelf

Joint Commitee on Taxation, Macroeconomic Analysis Of The Conference Agreement For H.R. 1, The “Tax Cuts And Jobs Act” 11-22 Dicembre 2017 https://www.jct.gov/

Analysis of the Tax Cuts and Jobs Act, Tax Policy Center http://www.taxpolicycenter.org/feature/analysis-tax-cuts-and-jobs-act

Sahil Kapur, How Republicans’ Tax Promises Stack Up to Their Actual Plan, Bloomberg 18 dicembre 2017  https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-12-18/gop-tax-plan-s-uneven-benefits-don-t-align-with-trump-s-promises

Kimberly Amadeo, Trump’s Tax Plan and How It Affects You, The balance 28 Dicembre 2017 https://www.thebalance.com/trump-s-tax-plan-how-it-affects-you-4113968

JONATHAN LEMIRE AND STEPHEN OHLEMACHER, President Trump: Economy Will ‘Start to Rock’ After Tax Plan, Time 16 Dicembre 2017 http://time.com/5067858/trump-defends-tax-plan/

Bob Bryan, Senate passes tax bill in massive step forward — here’s how it all went down, Business Insider   2 Dicembre 2017 http://www.businessinsider.com/trump-republican-tax-reform-bill-2017-senate-vote-count-text-brackets-2017-12?IR=T

RAFFAELE RICCIARDI, La riforma fiscale Usa: scudo sui soldi offshore delle multinazionali e vantaggi ai più ricchi, La repubblica 20 Dicembre 2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/12/20/news/riforma_fiscale_usa-184656840/

Kari Jahnsen e Kyle Pomerleau, Corporate Income Tax Rates around the World, 2017, Tax Foundation , September 7 2017https://taxfoundation.org/corporate-income-tax-rates-around-the-world-2017/

Seth Archer, Tax reform is sending bank stocks higher (GS, JPM, WFC, BAC),  Business Insider, Dec. 4, 2017

http://markets.businessinsider.com/news/stocks/tax-reform-bank-stock-sent-higher-2017-12-1010321632

Chuck Jones, Trump Touts The Stock Market And Tax Reform: Is It Time To Sell The News?, Forbes 4 Dicembre 2017 https://www.forbes.com/sites/chuckjones/2017/12/04/trump-touts-the-stock-market-and-tax-reform-is-it-time-to-sell-the-news/#3e8f23494e15

Marco Valsania, Il fisco Usa premia le imprese, il Sole 24 Ore giovedí 21 Dicembre 2017http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-12-21/il-fisco-usa-premia-imprese-064557.shtml?uuid=AEtXnkVD

[1] Kari Jahnsen e Kyle Pomerleau, Corporate Income Tax Rates around the World, 2017, Tax Foundation , September 7 2017https://taxfoundation.org/corporate-income-tax-rates-around-the-world-2017/

[2] Seth Archer, Tax reform is sending bank stocks higher (GS, JPM, WFC, BAC),  Business Insider, Dec. 4, 2017http://markets.businessinsider.com/news/stocks/tax-reform-bank-stock-sent-higher-2017-12-1010321632

[3] Stando a quanto riportato da The Balance diverse associazioni, tra cui la National Association of Home Builders (costruttori) e la National Association of Realtors (agenti immobiliari) si sono fortemente opposte alla manovra temendo che la stessa possa ulteriormente aggravare la già delicata situazione del mercato immobiliare

[4] Comparazione pre e post riforma effettuata dal Tax Policy Center del 22 Dicembre 2017 http://www.taxpolicycenter.org/feature/analysis-tax-cuts-and-jobs-act

[5] Alan Rappeport, Ahead of Vote, Promised Treasury Analysis of Tax Bill Proves Elusive, The New York Times 30 Novembre https://www.nytimes.com/2017/11/30/us/politics/treasury-analysis-tax-bill.html

[6]Bob Brian, The Treasury released a bizarre one-page report on the GOP tax bill, and it’s already getting shredded, Business Insider 11 Dicembre http://www.businessinsider.com/treasury-report-trump-gop-tax-reform-bill-analysis-2017-12?IR=T

[7] Chuck Jones, Trump Touts The Stock Market And Tax Reform: Is It Time To Sell The News?, Forbes 4 Dicembre 2017 https://www.forbes.com/sites/chuckjones/2017/12/04/trump-touts-the-stock-market-and-tax-reform-is-it-time-to-sell-the-news/#3e8f23494e15

[8]Alex Webb e Mark Gurman Apple, Returning Overseas Cash, to Pay $38 Billion Tax Bill, Bloomberg 17/01/2018  https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-01-17/apple-expects-38-billion-tax-bill-on-overseas-repatriated-cash

 

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