Anche quando in ritardo, il treno ad alta velocità Milano-Roma (o Roma-Milano) ha la sua utilità. Permette infatti di riflettere, tutto sommato in tranquillità (grazie a Dio il telefono in galleria non prende), su aspetti e tematiche che ricorrentemente appaiono sullo sfondo della nostra testa (la caverna di Platone), ma che troppo velocemente svaniscono nel vortice del quotidiano.

Oggi, 8 febbraio, tornando da Consulentia 2018, dove ho tenuto uno speech sui mutamenti socio-demografici e sulla centralità della pianificazione finanziaria, mi prendo un po’ di tempo per iniziare una serie, spero fruttuosa, di articoli dedicati appunto agli aspetti fondamenti del financial planning. E parto da alcuni concetti di fondo, da quelle che potrebbero essere definite le regole matematiche di base; probabilmente note ai consulenti e agli addetti del settore, ma ancora mal percepite dagli investitori finali.

Mi riferisco alle potenzialità della capitalizzazione composta e al valore dell’accumulazione nel corso del tempo. Per essere un buon pianificatore, infatti, occorre far comprendere all’investitore la necessità di “guardare lontano”, soprattutto per stimare come cambierà il suo tenore di vita negli anni a venire. Si tratta, ad evidenza, di un compito non semplice, poiché è noto che l’investitore medio soffre di una pesante miopia che lo spinge a ragionare in un’ottica di breve, se non brevissimo, termine. E qui non basta fornire all’investitore un buon paio di occhiali correttivi: per implementare una pianificazione finanziaria efficiente bisogna dotarlo di un cannocchiale!

Ora, è risaputo in letteratura che un investitore miope rischia di cadere in errori comportamentali gravi. Classico esempio è dato dal ritardo con cui gli investitori iniziano a risparmiare per la propria pensione integrativa: ci si inizia a pensare quando i capelli imbiancano, anche se razionalmente e finanziariamente sappiamo che sarebbe molto meglio, e più semplice, accumulare ben prima per tale obiettivo.

In generale, l’investitore non riesce a comprendere il valore dell’accumulazione nel corso del tempo, perché non è in grado di calcolare, e di apprezzare, come le scelte di investimento di oggi, ancorché ridotte, possano produrre un vantaggio enorme in futuro . In altri termini, non sono chiare le potenzialità della capitalizzazione composta.

Sarà quindi compito primario di un buon pianificatore, quello di condurre il cliente ad una migliore comprensione dell’effetto tempo sulle performance dei suoi investimenti. Facciamo qualche esempio.

Quando iniziare ad accumulare denaro?

La risposta è semplice: il prima possibile. È infatti ovvio che prima si inizia ad accumulare denaro per raggiungere un obiettivo futuro (l’istruzione dei figli, la pensione ecc…) più è facile giungere al capitale finale desiderato, anche impiegando poche risorse. Ad esempio, quanto occorre risparmiare mensilmente per raggiungere un capitale finale di 100.000 euro? Beh, ovviamente dipende dal rendimento che possiamo ottenere, ma anche dal tempo che abbiamo a disposizione per investire. Se ipotizziamo un rendimento annuo del 2% (netto), e abbiamo a disposizione solo 5 anni, dovremmo mettere via ogni mese 1.586, 11 euro; la cifra scende considerevolmente se l’orizzonte temporale è di 10 anni (753,47 euro mensili). E se consideriamo di avere a disposizione 30 anni davanti a noi si scende a 202,95 euro.

Quanto e come cresce il mio denaro nel corso del tempo?

Si tratta dell’altra faccia della medaglia rispetto al ragionamento di cui sopra. Più tempo abbiamo davanti a noi più il denaro cresce per effetto della capitalizzazione composta , che ci fa guadagnare interessi sugli interessi.

Ipotizziamo anche in questo caso un rendimento annuo netto del 2%. Cosa succede se investo il 200 euro al mese? Dopo 5 anni avrò un capitale di 12.630,49 euro; dopo 10 anni di 26.588,17 euro; dopo 20 anni sarò a 59.057,63 euro; e al trentesimo anno sfiorerò i 100.000 euro (98.709,32 euro). Non male verrebbe da dire. In particolare si noti come nel corso del tempo cresce la differenza tra il capitale versato nel piano di accumulo e il capitale finale. 200 euro al mese per 5 anni, senza gli interessi, ammontano a 12.000 euro: c’è quindi una differenza di 630,49 euro di maggior montante dovuto alla capitalizzazione composta. Su 30 anni, la differenza diventa enorme: 98.709,32 è infatti il montante in capitalizzazione composta, mentre senza interessi sugli interessi avremmo un capitale finale di 72.000 euro!

Ancor più interessante è il seguente ragionamento: cosa succede se i nostri soldi crescono al 3% annuo e non al 2%? Ovviamente il montante finale sarà maggiore. A 5 anni ottengo 12.961,67; dopo 10 anni arrivo a 28.018,15; dopo 20 anni avrò 65.824,57 euro; e con un orizzonte di 30 anni giungo a 116.838,75 euro. Rispetto alla situazione precedente, dopo 30 anni, ottengo una cifra che è il 18,36% più grande. Con un 4% di rendimento arriverei addirittura a 139.272,58 euro.

Ma proviamo a fare un’altra ipotesi. Se al posto di accumulare 200 euro al mese riuscissi a metterne via 300, cosa accadrebbe? Mantenendo il tasso di rendimento del 2% annuo avrei: 18.945,73 euro dopo 5 anni; 39.882,26 euro dopo 10 anni; 88.586,45 euro ai 20 anni; e ben 148.063,98 euro al trentesimo anno.

Come a dire … al posto di sperare in un rendimento maggiore, sforziamoci di risparmiare un po’ di più!

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