In tempi di crisi, di volatilità dei mercati azionari, e di rendimenti obbligazionari prossimi allo zero, arte, auto d’epoca, monete e francobolli, libri e vini, oro e diamanti, ma anche violini e ad altri strumenti ad arco, diventano interessanti forme di investimento alternative per i clienti Private (e, specie all’estero, consigliati dalle stesse private banks).

Diversi di questi investimenti fisici possiedono le caratteristiche tipiche dei beni da collezionismo: qualità, rarità e, soprattutto, autenticità. Ma non si tratta solo di oggetti che recano “piacere collezionistico” agli appassionati (in alcuni casi una ristretta cerchia), ovvero che offrono quello che viene definito un “dividendo estetico[1]”; tali investimenti possono infatti contribuire fattivamente a diversificare il rischio del proprio portafoglio finanziario nel medio-lungo periodo. Inoltre, fare della propria passione una occasione di guadagno può essere una esperienza gratificante per molti investitori.

Tra gli investimenti fisici citati, un esempio curioso è rappresentato dai vini pregiati, che rientrano nel più ampio fenomeno dell’investimento nel settore vinicolo, in forte crescita negli ultimi anni.

Nel mondo del vino, l’investimento può essere effettuato seguendo fondamentalmente tre canali[2].

 

  1. ACQUISTO DIRETTO DI BOTTIGLIE PREGIATE: questo tipo di investimento avviene normalmente grazie alle aste internazionali, ma anche in rete si possono trovare opportunità in tal senso. Soltanto i vini longevi e di qualità molto elevata sono adatti all’investimento, perciò il campo si restringe a molto meno dell’ 1% del mercato.

 

Nel settore dei vini pregiati ci sono alcuni soggetti che orientano il mercato in maniera determinante. Pioniere e a lungo autorità incontrastata è stato Robert Parker con la sua rivista Wine Advocate; inoltre, vi è una netta prevalenza dei grandi vini francesi Bordeaux e Borgogna, la scelta dei quali è stata per molto tempo quasi obbligata poiché si trattava degli unici caratterizzati da un elemento fondamentale per questo tipo prodotto, ovvero la durata nel tempo.

La stima del valore per ciascuna di queste bottiglie pregiate avviene attraverso il giudizio dei valutatori di riferimento del settore. Le valutazioni dei vari soggetti internazionali quotati sono utili per orientare l’acquisto, ma è opportuno ricordare che, nel caso di un’asta, il prezzo è fissato dalle dinamiche proprie della stessa.


Tra le aste chiuse nel 2018 abbiamo i due assortimenti di Domaine de la Romanée Conti 2000 e 1995, entrambi composti da 12 bottiglie, aggiudicati per 35.525 euro ciascuno; la magnum di Richebourg Domaine Henri Jayer 1986 battuta a 24.600 euro (mentre una singola bottiglia del 1987 è stata battuta per 7.963 Euro), e ancora, il lotto da 12 bottiglie di Château Mouton Rothschild 2000, battuto a 20.213 euro; e poi le 12 bottiglie di Château Lafitte Rothschild 2000, aggiudicate a 15.925 Euro. Con la stessa cifra è stato aggiudicato anche l’unico vino americano in catalogo, una magnum di Screaming Eagle, etichetta simbolo della Napa Valley, annata 1992.

Per l’Italia, come spesso accade, il lotto più quotato è firmato Masseto, 6 bottiglie annata 2001, ma si segnalano anche la doppia magnum di Barolo Monfortino Riserva Giacomo Conterno 2002, passata di mano per 4.288 Euro, e le due magnum del grande vino piemontese, annata 1990, aggiudicate a 2.818 euro e 2.695 Euro.

Gli investitori che acquistano bottiglie di vino pregiato devono essere informati sullo stato di conservazione della bottiglia e sui tempi di ritiro, ma le principali variabili che ne fissano il prezzo sono certamente l’annata e la rarità.

 

  1. ACQUISTO DI QUOTE COMUNI IN FONDI DI INVESTIMENTO: si tratta di fondi comuni che investono in bottiglie d’annata, come il Vintage Wine Fund o il Nobles Crus. I fondi richiedono una quota di ingresso piuttosto elevata ma si occupano della gestione e conservazione dei vini per conto dei clienti. Per esempio, il Nobles Crus, fondo aperto di diritto lussemburghese, funziona come un fondo di investimento tradizionale. E’ uno strumento aperto che non possiede una durata prestabilita, ed è oggetto di informative periodiche: è possibile effettuare sottoscrizioni e rimborsi di quote con cadenza mensile e senza preavviso, al valore patrimoniale netto del mese pertinente[3].

 

I vini in portafoglio vengono valutati mensilmente in base a quattro listini prezzi: i primi due provenienti da venditori di vino dell’Europa continentale e del Regno Unito, e gli altri due facenti capo a primarie case d’asta come Sotheby’s o Christie’s. La base di valutazione può quindi coinvolgere una sessantina di distributori di vini. L’organicità del processo valutativo comprende un controllo annuale dei distributori per accertarne la correttezza della politica dei prezzi.

Ovviamente, come per tutti i fondi di investimento, il valore del NAV può variare nel tempo …. e il rischio di perdita deve essere calcolato. Il fondo in questione ha avuto infatti un forte apprezzamento dal 2009 al 2013, ma poi il suo valore è sceso drasticamente[4].

 

 

  1. ACQUISTO DI AZIONI DI SOCIETÀ QUOTATE LEGATE AL SETTORE VINICOLO: in questo caso si punta su aziende molto commerciali e orientate a produzioni su larga scala, quindi non si tratta necessariamente di vini pregiati. La scelta è legata alla solidità e alle prospettive dell’impresa sulla quale ci si orienta.

 

Una analisi approfondita del mercato del vino viene effettuata dall’Ufficio Studi di Mediobanca che pubblica annualmente la Indagine sul settore vinicolo.

L’indagine è composta da due sezioni: nella prima vengono analizzate 155 società italiane con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro; nella seconda sono esaminate le 15 principali imprese internazionali quotate con un fatturato di oltre 150 milioni di euro e viene descritta la dinamica dell’indice mondiale di Borsa delle imprese vinicole quotate tra il 2001 e il 2018.

Nel 2017 il fatturato delle società italiane è aumentato (+6,5% sul 2016) grazie alla buona performance delle esportazioni (+7,7%), con il boom del commercio verso l’Asia (+21,1%), ma anche grazie al contributo delle vendite domestiche (+5,2%). Aumentano gli occupati (+1,8%), continuano a crescere gli investimenti (+26,7%) e c’è ottimismo sulle aspettative di vendita per il 2018. Punte di diamante dell’industry si confermano le aziende venete e toscane. Anche l’aggregato dei 15 maggiori produttori internazionali quotati è in crescita.

Le aziende venete e toscane si riconfermano come le più performanti. La classifica dei produttori in base alla forza dei loro bilanci – basata su un indicatore di sintesi delle performance economiche e patrimoniali del 2016 – vede la presenza, tra le prime dieci società, di ben sei produttori veneti, tre toscani e uno piemontese, con Villa Sandi, Mionetto, Vinicola Serena e Botter con i migliori punteggi, seguite da Masi, dalla toscana Ruffino e da Santa Margherita[5].

Per quanto riguarda i mercati esteri, nel 2017 l’area più dinamica è stata quella asiatica (+21,1% delle vendite sul 2016), dove si realizza però solo il 4,2% di esportazioni. Cresce anche il Sud America (+20,1%), pur rappresentando appena l’1,4% del fatturato estero delle vinicole italiane.

I Paesi UE rappresentano il principale mercato di sbocco e concentrano il 53,4% dell’export, con una crescita dell’8,6% rispetto al 2016. Africa, Medio Oriente e Paesi Europei non UE hanno rappresentato il 9,1% del totale (crescita del 5,8%) e il Nord America è cresciuto del 5,7% per una quota pari al 31,9%. Nel complesso, le esportazioni italiane di vino sono cresciute nel 2017 del 7,7% sul 2016.

La figura n. 1 riporta una sintesi dell’andamento del settore vinicolo italiano

FIGURA n. 1. I principali risultati dell’ Indagine sul settore vinicolo di Mediobanca

Fonte: Indagine annuale sulle società italiane ed estere del settore vinicolo (aprile 2018), www.mbres.it

 

Infine, un’ultima opportunità … per chi se la può permettere: comprarsi direttamente un vitigno e produrre in proprio. Magari non verranno subito fuori vini pregiati, ma volete mettere la soddisfazione di offrire il proprio vino agli amici!!

Cin cin allora!

 

Reference shelf

  • Investimenti alternativi dal vino al lusso, Il Sole 24 ore
  • Indagine annuale sulle società italiane ed estere del settore vinicolo (aprile 2018), mbres.it

[1] Alcuni di questi beni, infatti, vengono inseriti nel patrimonio del cliente proprio per la loro componente estetica e talvolta, per il livello sociale al quale essi sono associati,

[2] Investimenti alternativi dal vino al lusso, Il Sole 24 ore

[3] Interessante osservare che Il corrispettivo delle sottoscrizioni e dei rimborsi può essere conferito in natura, previa approvazione del gestore.

[4] https://www.finanzen100.de/fonds/nobles-crus-eur-acc-wkn-a0ngre_H1245876279_19886939/

[5] Anche nel 2017 le società toscane e venete si confermano in testa per redditività (utile sul fatturato) con Antinori al 25%, Frescobaldi al 20,5%, Santa Margherita al 17,2%, Ruffino al 15,7% seguite da Botter (8,6%), Mionetto (5,7%) e Villa Sandi (5,5%) Le società venete primeggiano, soprattutto sotto il profilo reddituale (ROI al 9,4% contro il 6,8% nazionale; ROE all’11,4% contro il 7,9%); figurano bene anche le toscane (ROI  all’8,7% e ROE all’8,4%) che appaiono solide patrimonialmente (debiti finanziari al 33,2% dei mezzi propri contro il 63,4% nazionale), efficienti (costo del lavoro per unità di prodotto al 44,4% contro 58,6%) e vocate all’export (64,4% contro 51,4%)

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