Nella foto: Venere e Marte di Botticelli (1482 – 1483 circa)

 

Lo studio di quanto e come le differenze di genere possano incidere sulle scelte di investimento e sulla situazione finanziaria di una persona ha ormai radici solide: alcune analisi compaiono già a partire dalla seconda metà degli anni ’90[1], e anche nel nuovo secolo gli approfondimenti non mancano[2]. Pur essendo i risultati in parte contrastanti, è indubbio che un differente atteggiamento, specie in termini di propensione al rischio, esista effettivamente tra uomini e donne.

Quali sono allora queste differenze? E come può, il divario che ne deriva essere ridotto? E’ quello che cercheremo di spiegare in questo articolo analizzando l’argomento in tutte le sue sfaccettature e tenendo conto di alcuni principali fattori: il ciclo di vita, il patrimonio, la longevità, il diverso approccio di uomini e donne nei confronti dell’assunzione dei rischi.

Partiamo dal principio: da semplici amministratrici dell’economia domestica e finanziariamente a carico del padre o del marito, la progressiva emancipazione delle donne nell’era moderna le ha portate a poter contare maggiormente sul proprio reddito da lavoro, affermandosi sempre più come nuove protagoniste nel mercato finanziario. Di conseguenza, esse si sono trovate ad affrontare diverse problematiche quali: la gestione del denaro, la richiesta di debito per l’acquisto della casa, come investire per i figli o per la pensione, come coprire esigenze di assistenza e salute, come gestire una eredità. Il tutto tenendo in considerazione che tali aspetti assumono connotazioni assai diverse in base al fatto che la donna si trovi nell’arco della sua vita a vivere da sola (nubile, divorziata o vedova) o in coppia.

Il peso delle donne nella finanza mondiale è ormai assodato: la loro ricchezza cresce ad un passo più deciso di quella degli uomini. Oggi al mondo il “gentil sesso” controlla un ammontare di 39,6 mila miliardi di dollari, pari a circa il 30% della ricchezza mondiale complessiva secondo i dati del report Global Wealth 2016 di Boston Consulting Group: il report sottolinea peraltro come il totale degli asset gestiti di proprietà delle donne siano aumentati nel quinquennio precedente dell’8% all’anno.

Come osservato, il ruolo delle donne nella gestione finanziaria è cambiato perché è cresciuta la loro capacità di generare reddito. Certo, non possiamo dimenticare che il fattore più determinante nella creazione del patrimonio delle donne resta pur sempre, come negli anni passati, l’eredità: che siano figlie o mogli, la classifica delle donne più ricche al mondo è piena di ereditiere (vedi figura sottostante). E similmente troviamo molte donne che divengono rentier post divorzio. Tuttavia, si registra un numero crescente di self made womenI specie negli USA e in Cina.

 

In Italia è complesso avere una fotografica precisa, ma è una certezza che le donne che gestiscono ricchezze familiari oltre i 500mila euro hanno superato la soglia delle 100mila unità. Secondo i dati elaborati dall’Associazione italiana private banking (Aipb) per Il Sole 24 Ore, oltre il 20% dei clienti del private banking è rappresentato da nuclei familiari (con un patrimonio finanziario superiore ai 500mila euro), in cui il soggetto decisore è una donna.


Nonostante il trend sia in crescita, il numero delle donne milionarie resta però ancora inferiore a quello degli uomini, mentre invece, per quanto riguarda il gap salariale, l’Italia appare virtuosa rispetto ad altri Paesi. Si prenda ad esempio l’ultimo studio della piattaforma tedesca per carriere in ambito tecnologico Honeypot, secondo la quale il Gender Pay Gap Italiano si aggira attorno al 5,5%, niente se confrontato al 19% del Regno Unito, al 18% circa degli Stati Uniti, al 15,8% della Francia e al 15% della Spagna.

Come abbiamo visto, le donne hanno iniziato a ricoprire posizioni di prestigio e a controllare grandi ricchezze, ma non si è ancora affermato un modello alternativo alla classica ripartizione dei compiti: la gestione delle entrate in famiglia è ancora prevalentemente delegata all’uomo, è lui a gestire i rapporti con il mondo finanziario e gli investimenti (38% contro il 19% di donne).

Le donne evitano di avere a che fare con la gestione finanziaria dei propri soldi, sono più titubanti e si sentono meno sicure riguardo alla loro competenza finanziaria. Al riguardo la ricerca “Le donne e la gestione del risparmio”, ideata dal Museo del Risparmio, mostra uno spaccato sorprendente di come le donne si rapportano con il denaro e di quale valore diano alla loro indipendenza economica.

Oltre il 50% delle donne dichiara di non avere conoscenze in campo finanziario, anche se il 40% di loro si definisce “amministratrice” delle entrate familiari, intendendo, in realtà, la gestione delle sole spese quotidiane. Il 21% delle intervistate non ha un conto corrente personale e se si analizzano i dati si evince che, pur risparmiando in percentuale simile agli uomini, solo il 46% delle risparmiatrici afferma di investire i propri risparmi, contro il 66% degli uomini.

Questo distacco è spesso dovuto al fatto che le donne hanno un bagaglio di conoscenze scarno in tema di prodotti finanziari, anche solo per il semplice fatto che finora hanno cercato di evitarli. Le donne esprimono un minor interesse in ambito finanziario: solo il 50% si dichiara abbastanza o molto competente, rispetto al 68% degli uomini.

E’ però interessante osservare che diversi studi di finanza comportamentale riconducono proprio a questa “umiltà” dichiarata, e a questo non celato disinteresse per il mondo finanziario, una minore esposizione a errori cognitivi e comportamentali in cui cascano invece, tipicamente, gli uomini. Le donne sarebbero quindi meno soggette all’overconfidence, tenderebbero a fidarsi di più del loro consulente e a monitorare meno assiduamente l’andamento dei propri investimenti.

 

 

L’approccio agli investimenti

Analizziamo adesso l’approccio agli investimenti del genere femminile. Secondo lo studio di BCG, le donne hanno tendenzialmente un approccio meno speculativo rispetto a quello maschile, e sembrano essere più interessate a dove e a come investire i loro risparmi.

Sono attratte da temi specifici (arte e cultura, salute, ambiente, uguaglianza di genere) e prima di assumere decisioni di investimento dedicano più tempo degli uomini ad effettuare ricerche per reperire informazioni.

Le donne, inoltre, appaiono più pessimiste degli uomini circa la probabilità di ottenere guadagni di entità media o elevata (e ciò significa anche meno overconfidence e meno ottimismo), il che aumenta la loro avversità al rischio portandole a fare scelte di investimenti “prudenziali” nel 60% dei casi  (obiettivo è la conservazione del capitale e un minimo incremento del valore nel tempo); nel 40% circa dei casi, invece, cercano un’esposizione al rischio di tipo “medio” e solo l’1% accetta investimenti a più alto rischio con potenziali perdite di capitale.

Tutto questo si traduce in soluzioni meno “aggressive”, anche perché le donne tendono a vivere le perdite in modo più traumatico, e mostrano anche di soffrirne molto di più di quanto non gioiscano per i guadagni. Sulla progettualità degli investimenti, da una analisi di Gfk Italia, emerge che l’82% delle donne pensa all’accumulo, il 32% si preoccupa di fare investimenti per se stesse e per la famiglia e il 16% destina una parte dei risparmi alla previdenza; è proprio questo ultimo punto su cui bisogna porre l’attenzione.

Abbiamo già visto come le donne percepiscono solitamente un reddito netto inferiore nel corso della vita lavorativa, ma la loro aspettativa di vita rispetto agli uomini è invece nettamente superiore. Se a ciò aggiungiamo la tendenza ad effettuare scelte di investimento meno rischiose (e quindi meno redditizie nel lungo periodo), si comprende come vi sia un pericolo di risorse finanziarie carenti per il sostentamento di lungo periodo.

Si tratta peraltro di una criticità già evidenziata da Montford e Goldsmith (2015) per la realtà statunitense, e come evidenzia la figura sottostante, il gap pensionistico femminile interessa in generale tutta l’Unione Europea.

 

E’ facile comprendere che, in termini di copertura previdenziale, anche pochi anni di differenza di aspettativa di vita possono avere un impatto notevole sul patrimonio delle donne, senza considerare il fatto che i loro assegni pensionistici sono generalmente più bassi di quelli degli uomini.

Un buon consulente dovrebbe quindi condurre le proprie clienti donne a farsi un’idea più precisa della propria situazione pensionistica futura, per meglio comprendere quante risorse finanziarie occorre accumulare.

 

Il gap tra Venere e Marte

E’ chiaro quindi che le condizioni finanziarie di partenza, e di conseguenza le possibilità di accumulare risorse e di raggiungere i propri obiettivi, sono ad oggi significativamente differenti tra uomini e donne, specialmente in Italia.

Il grafico sottostante illustra come, nel corso del tempo, diversi fattori portino ad un gap tra le potenzialità di accumulo di un uomo e di una donna (si ipotizza l’acquisto di una casa con mutuo a 35 anni e la pensione a 65 anni):

  • per prima cosa vi è un Pay gap dovuto al diverso trattamento salariale, fattore purtroppo più che assodato e difficile da disinnescare (si veda Monica D’ascenzo, (2018)).
  • Interruzioni di carriera (anche dovute alla maternità) e un reddito netto inferiore accrescono ulteriormente la differenza
  • Infine, sia la maggior longevità, sia la propensione al rischio più bassa, potrebbero condurre ad una carenza di risorse finanziarie in tarda età per le donne

Come tentare di ridurre il gap? Il compito spetta innanzitutto al consulente: scegliere un asset allocation strategica e una pianificazione finanziaria più adatta agli obiettivi e alla personalità di una determinata cliente, tenendo conto delle criticità sopra menzionate, è un passo essenziale per investire con successo. Occorre quindi una consulenza d’investimento più personalizzata per migliorare i rendimenti attesi in vista del raggiungimento degli obiettivi di vita di una donna, specie se single come sempre più è il caso in una società che cambia.

 

Fonte: UBS

 

In conclusione

Le considerazioni sopra effettuate hanno evidenziato come gli eventi della vita, le caratteristiche del reddito percepito, la longevità, le scelte di investimento e la propensione al rischio possano influenzare la capacità delle donne di realizzare i propri progetti finanziari.

E’ fondamentale quindi riuscire a potenziare le capacità, peraltro già insite nelle donne, di affrontare diversi ostacoli per raggiungere i propri obiettivi. Un buon consulente patrimoniale dovrebbe quindi agire su quelle trappole mentali e quegli ancoraggi che più colpiscono le donne, per cercare di orientare al meglio le scelte di investimento della proprie clienti.

 

Reference Shelf

  • Global Wealth 2016, Navigating the New Client Landscape, BCG
  • Le donne e la gestione del risparmio, Museo del Risparmio, 2017
  • Bajtelsmit, V. L. & Bernasek, A. (1996). Why do women invest differently than men?, Financial Counseling and Planning,7, 1-10,
  • Lori L. Embrey, Jonathan J. Fox, 1997, Gender Differences In The Investment Decision-Making Process, Financial Counseling and Planning,7, 1-10
  • Judy F. Graham, Edward J. Stendardi, Jr, Joan K. Myers, Mark J. Graham, 2002, Gender differences in investment strategies: an information processing perspective, International Journal of Bank Marketing
  • William Montford, Ronald E. Goldsmith, 2015, How gender and financial self‐efficacy influence investment risk taking
  • Salari: il divario «inspiegabile» tra gli uomini e le donne in Italia
  • Monica D’ascenzo, (2018) https://www.ilsole24ore.com/art/salari-divario-inspiegabile-gli-uomini-e-donne-italia-AEA9eHPE

[1] Si veda ad esempio Bajtelsmit, V. L. & Bernasek, A. (1996). Why do women invest differently than men?, Financial Counseling and Planning,7, 1-10, e Lori L. Embrey, Jonathan J. Fox, 1997, Gender Differences In The Investment Decision-Making Process, Financial Counseling and Planning,7, 1-10.

[2] Tra gli altri, Judy F. Graham, Edward J. Stendardi, Jr, Joan K. Myers, Mark J. Graham, 2002, Gender differences in investment strategies: an information processing perspective, International Journal of Bank Marketing e William Montford, Ronald E. Goldsmith, 2015, How gender and financial self‐efficacy influence investment risk taking

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