Siamo ancora tutti scossi dai crolli post dazi. Ed è proprio in questi momenti che si capisce come la mente umana percepisca il rischio in maniera diversa rispetto al concetto di volatilità dei rendimenti (la ben nota standard deviation).
E’ un aspetto che ho già trattato in un webinar dedicato alle metriche finanziarie di misurazione del rischio e alla percezione dello stesso nella mente dell’investitore privato, ovvero in un articolo di qualche tempo fa.
Il rischio, per l’investitore privato, è in definitiva collegato (spesso erroneamente) al concetto di perdita: se ti do 100 e dopo un anno ho 95, quello è un rischio.
Ora, è molto probabile che in questi giorni molte posizioni degli investitori privati siano entrate in territorio negativo. Non tutte a dire il vero: chi aveva investito tempo addietro, anche nell’azionario puro, è ancora probabilmente in guadagno (e non di poco). Ma dai massimi raggiunti non c’è storia: siamo sott’acqua!
In inglese si dice drawdown, che significa perdita massima, ovvero la perdita che uno strumento finanziario, o un mercato, subisce da un precedente livello di massimo.
Il grafico sottostante mostra il concetto. Da un punto di massimo si arriva ad un minimo. Poi il mercato risale fino a ritornare allo stesso livello precedentemente registrato. C’è quindi un tempo di discesa, e poi un tempo di risalita (recovery): la somma dei due tempi indica il periodo un cui si rimane under water, cioè con valori inferiori a quelli di partenza.

Quale sia questa volta il punto di minimo non lo sappiamo ancora, visto che siamo in mezzo al guado.
Ma può essere interessante, specie per gli investitori privati, sapere cosa ci insegna la storia, ovvero quali sono stati i tempi di recupero nelle crisi passate. Perché in fondo, va bene essere in perdita… ma quando finisce la bufera? Quando tornerò ad avere almeno la stessa cifra investita?
Come abbiamo appena sottolineato in recente articolo, ci vuole pazienza. Vediamo quanta.
I drawdown del passato
Sembrerà sorprendente, ma i dati del passato non sempre sono univoci nel dirci quanto tempo ci vuole per tornare sopra il livello dell’acqua. In effetti, dipende da quali sono gli indici di riferimento che si considerano (solitamente lo SP500 o qualche altro indice americano), e da come vengono fatti i calcoli.
Prendiamo ad esempio questa tabella, tratta da Stock Market Crash Statistic.

Fonte: https://goodmoneyguide.com/investing/stock-market-crash-statistics/
Lasciando stare la crisi del 1929, che praticamente termina con la seconda guerra mondiale, il tempo di recupero più lungo è quello legato alla bolla dotcom del 2000: un crollo del Nasdaq del 77,80% e un tempo di recupero di 180 mesi, che vuol dire 15 anni!
I 51,6 mesi susseguenti alla crisi del 2008 sembrano in confronto una passeggiata. E che dire del COVID: sembrava la fine del mondo e in meno di 5 mesi i mercati avevano già recuperato tutto (all’epoca scrissi un articolo dal cinico titolo: “I mercati non contano i morti”).
Proviamo però con un’altra fonte. Il sito https://curvo.eu/backtest/en/market-index/sp-500?currency=usd si concentra esclusivamente sull’analisi dello SP500. Nel grafico sottostante trovate una figura che indica i massimi drawdown dell’indice negli ultimi 30 anni.

Fonte: https://curvo.eu/backtest/en/market-index/sp-500?currency=usd
Questa figura mostra i periodi in cui l’indice era in calo rispetto a un picco precedentemente raggiunto. Il periodo di drawdown più lungo è durato 6 anni e 2 mesi ed è stato tra agosto 2000 e ottobre 2006. Al punto minimo si è registrata una discesa del -44,7%.
Invece il periodo di drawdown più profondo è durato 4 anni e 5 mesi ed è stato tra ottobre 2007 e marzo 2012. Il livello minimo raggiunto è stato del -50,9%.Come vedete, i dati delle due fonti non collimano esattamente. Le differenze dipendono dal tipo di indice che si considera (ad esempio SP500 o Nasdaq), e dal modo in cui è calcolata la discesa: ad esempio se si considerano i valori di apertura o di chiusura già le cose cambiano.
Ad ogni modo, in finanza (come mi tocca spesso ripetere) si fanno molte volte i conti senza l’oste; e l’oste, ancora una volta, è l’inflazione.
Nel grafico sottostante potete osservare l’andamento inflation adjusted dello SP500.

Fonte: https://www.gurufocus.com/economic_indicators/5860/inflation-adjusted-sp-500-index-price
Tenendo conto dell’inflazione, le cose cambiano notevolmente.
In particolare, lo scoppio della bolla dot.com del 2000 non viene riassorbito fino a metà del 2015. L’ultima forte discesa, quella che nel grafico inizia a fine 2021, viene riassorbita a metà del 2024 (quindi due anni e mezzo prima della recovery). Se andiamo più indietro troviamo un periodo di drawdown che inizia nel 1972 e finisce nel 1987.
In conclusione
I periodi di recupero possono essere anche molto lunghi, in alcuni casi. Ma in altri, i mercati recuperano molto velocemente: ad esempio, il famoso Black Monday dell’87 viene riassorbito in poco tempo anche considerando l’inflazione.
Comunque, è difficile pensare che tutti gli investitori abbiano investito tutti i loro risparmi esattamente nei punti di massimo. E così, ad esempio, chi avesse investito all’inizio, e non alla fine del 2021, avrebbe recuperato i valori di partenza già a metà del 2023.
Inoltre, qui si parla di indici, e non dei portafogli degli investitori.
E’ difficile infatti pensare che un investitore italiano sia investito al 100% in azioni americane o in ETF sullo SP500. Se ipotizziamo che buona parte del portafoglio sia investita in obbligazioni, ammettiamo il 50%, e se prendiamo a riferimento il Bloomberg US Aggregate Bond index (in EUR), scopriamo che tale indice si trova oggi ai valori di picco raggiunti a metà del 2022 (vedi grafico sottostante).

Fonte: https://curvo.eu/backtest/en/market-index/bloomberg-us-aggregate-bond?currency=eur
Un portafoglio costruito a metà del 2022, 50% nello SP500 e 50% nel Bloomberg US Aggregate Bond index (in EUR), sarebbe oggi ancora in guadagno.
Naturalmente si tratta di un esempio ipotetico. Ma ci serve per capire che, in realtà, ognuno ha il suo di drawdown!
E se si voglio ridurre i tempi di recupero, la cosa più semplice e più ovvia da fare è utilizzare i tradizionali PAC.




