Angelo Crespi
ph Walter Capelli

Investire su una banana, oppure no?

Angelo Crespi, nel suo nuovo libro, spiega quali sono i meccanismi, talvolta perversi, del mercato dell’arte. Un manabile utile per capire come muoversi nella giungla del contemporaneo

Il libro “Nostalgia della bellezza” è stato inizialmente suscitato da un’intervista di Angelo Crespi con la redazione di Contemplata che aveva per focus il mercato dell’arte contemporanea e che poi, in una seconda stesura sempre in forma dialogica, si è allargato a temi di estetica e filosofici.

Il nocciolo centrale resta però la questione economica, considerando che “l’arte contemporanea vale perché costa” e oggi la determinante decisiva perché un’opera esista è il prezzo più che il valore culturale. Il saggio analizza dunque la deriva di tipo finanziario che contraddistingue il mercato dell’arte contemporanea in cui le opere al pari delle azioni devono essere fungibili, scambiabili velocemente al fine di vederne crescere il prezzo. E la cosa accade: sempre più spesso assistiamo al cosiddetto “flipping” per cui le opere d’arte vengono battute all’asta in tempi rapidi, anche entro l’anno, per ottenere subito dei ricavi; e sempre più spesso assistiamo a veri fenomeni speculativi in cui il prezzo di alcuni artisti, o gruppi di artisti, o movimenti artistici viene artatamente gonfiato. La cosa può succedere perché il mercato dell’arte non è ancora ben regolamentato e anche nelle aste pubbliche possono esserci distorsioni che nei mercati borsistici sono sanzionate. Ed è un problema, perché metà del mercato è prodotto da contrattazioni private, quelle che avvengono in galleria o durante le fiere, ed è di fatto un mercato grigio, mentre l’altra metà del mercato è appannaggio delle case d’asta che concorrono a formare il prezzo sì pubblico delle opere, l’unico di cui disponiamo per fare un acquisto ponderato, ma che non sempre si costruisce in modo trasparente: basti pensare ai meccanismi del venditore garantito o dell’acquirente irrevocabile.

Il saggio poi analizza, più in generale, il mercato dell’arte che fino al 2019 quotava più di 60 miliardi di dollari e che a seguito della pandemia ha subito una forte contrazione: per esempio le vendite che si produceva durante le fiere, circa 16 miliardi di dollari, sono state di fatto azzerata poiché quasi nessuna fiera si è svolta nel 2020, se non in forma digitale, e anche nel 2021 le più importanti sono state già spostate all’autunno. In ogni caso, anche i dati più recenti, relativi all’andamento del mercato nel 2020, non dimostrano scostamenti significati circa il fenomeno della concentrazione: da un lato i tre mercati principali (Usa, Inghilterra, Cina) quotano l’80% del totale, e dall’alto appena l’1% del volume delle vendite equivale a più del 60% del valore complessivo, a significare che il vero mercato, quello luccicante e comunicato dai mass media, riguarda opere d’arte con un prezzo superiore al milione di dollari e, ancor più precisamente, opere con un prezzo superiore a 10 milioni.

Dati che possono essere letti in filigrana, sovrapponendoli ai dati che confermano la crescita degli High Net Worth Individuals, i cosiddetti HNWI: Si stima che nel 2017 il numero di milionari nel mondo ha raggiunto la cifra di 36 milioni. Il 10% dei più ricchi HNWI detiene l’88% della ricchezza mondiale. Il 35% degli HNWI. È bene ricordarlo, col­leziona arte. Nonostante le incertezze economiche e la paventata crisi, la po­polazione di individui dotati di un patrimonio di almeno 30 milioni di dollari è cresciuta del +12,9% nel corso del 2017 (+3,5% sul 2016). Ed anzi, con la pandemia alcuni super ricchi hanno visto aumentare il proprio patrimonio.

Angelo Crespi si sofferma quindi, in modo divertente e divertito, sui vizi e i tic di questo mercato, sui meccanismi spesso paradossali che lo reggono, fino ad ampliare il discorso a questioni di tipo culturale, per tentare di spiegare perché l’opera d’arte più iconica del contemporaneo è una banana appesa con lo scotch, perché l’art system ama il brutto e ci specula sopra, perché nell’acquisto di un’opera d’arte dovremmo invece sempre tenere a mente la bellezza che essa esprime, prima ancora di valutarne il prezzo e i possibili futuri rendimenti.

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Angelo Crespi
“Nostalgia della bellezza. Perché l’arte contemporanea ama il brutto e il mercato ci specula sopra”
Giubilei Regnani editore, marzo 2021 – pp. 196

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