E’ la domanda che ci si pone in ogni periodo di crisi. Come un naufrago aggrappato ad un asse di legno in mezzo al mare, l’investitore cerca quel bene, quell’investimento che lo possa proteggere in momenti di turbolenza.

Safe-haven assets li chiamano in inglese, cioè investments expected to retain or increase in value during market turbulence, geopolitical instability, or economic downturns.

Ma esistono veramente i beni rifugio? Proviamo a fare qualche considerazione.

 

Da cosa ci si vuole proteggere?

La prima domanda da porsi attiene al perché e da che cosa ci si vuole proteggere: una recessione economica profonda? Un’impennata dell’inflazione? Un crollo dei mercati azionari? Una patrimoniale o un inasprimento delle aliquote fiscali? Una guerra o più in generale il rischio geopolitico?

E’ facile comprendere che, in realtà, non esiste un unico tipo di investimento, di bene, o di asset che possa proteggerti da qualsiasi avvenimento ed in qualsiasi momento.

Ad esempio, durante un crollo dei mercati azionari ci si può salvare con i titoli governativi: è il ben noto flight to quality che, tuttavia, non ti salva in caso di forte rialzo dell’inflazione. In tale situazione è infatti probabile che i tassi di interesse vengano alzati dalle banche centrali e che il prezzo del fixed income, ancorché governativo, crolli.

Oppure: se aumenta il rischio geopolitico si potrebbe pensare di andare su valute forti (dollaro, franco svizzero, yen), oppure sull’oro. Ma ciò potrebbe non bastarti se ti vuoi proteggere da una crisi economica, da un rialzo dei tassi o da una patrimoniale.

Un altro aspetto attiene alle tempistiche, ovvero per quanto tempo vuoi detenere un bene rifugio, e quando esattamente ti conviene acquistarlo.

Ti serve stare al sicuro per tutta la vita o semplicemente “Adda passà ‘a nuttata“? Tenete infatti presente che molti beni rifugio hanno un costo implicito, rappresentato dalla perdita di opportunità di guadagno, o comunque dalla carenza di flussi finanziari in entrata. Banalmente, se tengo cash sul conto e non investo mi sento tranquillo, ma perdo gli interessi e alla lunga vengo stroncato dall’inflazione.

Inoltre, è ovvio che il bene rifugio dovresti comprarlo e averlo in portafoglio prima della bufera, che quando il bubbone è scoppiato il suo valore è già salito e, a quel punto, non è detto che sia più considerabile un bene rifugio.

 

In quale ambito ci si vuole proteggere?

In generale, quando si ragiona sui beni rifugio, l’attenzione è focalizzata sull’asset allocation: ho un portafoglio, temo qualche evento bizzarro ed inaspettato, gradirei che il valore del mio portafoglio sia il più resiliente possibile.

Da questo punto di vista, la teoria ci dice che la miglior cosa da fare è diversificare. Semplice a dirsi, ma non sempre così facile da realizzarsi, perché occorre trovare asset classes veramente decorrelate tra di loro. In momenti di crisi, infatti, è risaputo che le correlazioni aumentano (correlation breakdown), ed un portafoglio all’apparenza ben diversificato potrebbe non risultare tale.

Che fare allora? Insistere! Creare portafogli ancora più diversificati, utilizzando al meglio tutti gli strumenti che oggi sono a disposizione anche degli investitori retail.

E poi, a ben vedere, basta qui utilizzare le vecchie e sane regole di sempre: investi pian piano (PAC), non farti prendere dal panico, stai un po’ (ma solo un po’) liquido.

Ma è solo questo il punto?

In realtà, se si ragiona secondo una logica di pianificazione finanziaria (financial planning o life cycle planning), e non semplicemente di asset allocation, le prospettive cambiano. Nella pianificazione finanziaria, infatti, l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di far sì che un individuo mantenga un adeguato tenore di vita durante l’intero corso della sua vita. In quest’ottica, gli eventi che maggiormente possono influire sono, primariamente, l’inflazione e i rischi puri.

Nel lungo termine, l’inflazione può e deve essere combattuta anche prendendosi una certa dose di rischio. L’oro può essere una soluzione, così come i titoli inflation linked; ma una discreta esposizione all’azionario deve essere per forza presa in considerazione. Ecco allora che una soluzione all’apparenza rischiosa, cioè l’investimento in azioni, diventa invece un bene rifugio se considerato quale componente del patrimonio nel lungo termine. Viceversa, i titoli governativi a breve, considerati safe assets nell’ottica dell’asset allocation, distruggerebbero probabilmente valore non garantendo un rendimento almeno pari all’inflazione nel lungo termine. Per i rischi puri, invece, il bene rifugio è ad evidenza rappresentato da adeguate coperture assicurative.

E se invece ragionassimo in una logica di wealth management, cioè di consulenza patrimoniale per clienti molto facoltosi?

I ragionamenti cambierebbero di nuovo. In tale ottica, infatti, uno degli aspetti più importanti da considerare attiene alla protezione del patrimonio del cliente inteso in senso ampio: il finanziario, gli immobili, l’azienda, le auto d’epoca, i beni di lusso ecc…

Pensate ad un cliente HNWI, dotato di un patrimonio di svariati milioni di euro.

 

Da che cosa si dovrebbe rifugiare?

Dal crollo dei mercati azionari? Sì, ma un tale cliente è normalmente dotato di un portafoglio ben diversificato e, probabilmente, sarebbe in grado di sfruttare il crollo dei prezzi a suo vantaggio.

Dall’inflazione? Sì, ma un tale cliente, specie se imprenditore, ha la possibilità di adeguare il suo reddito all’inflazione. E probabilmente è in possesso di asset che, comunque, si rivalutano con l’inflazione. Ad esempio immobili di prestigio, beni di lusso, orologi, arte…

Il rischio maggiore, per un tale cliente, è in realtà rappresentato da eventi specifici, spesso non di natura finanziaria: aggressione del patrimonio a seguito di cause legali, confisca dei beni per motivi fiscali (o anche politici se consideriamo tycoons internazionali), richieste di risarcimento danni, truffe, rapimenti.

E’ chiaro che qui occorrono soluzioni speciali, in particolare di tipo giuridico: trust, mandati fiduciari, strutture societarie, riserve aurifere in cassette di sicurezza (magari all’estero), doppi passaporti, sistemi di sicurezza informatica ecc…

 

In conclusione

Anche in momenti di forte turbolenza, c’è sempre un investimento che mantiene il suo valore: spesso è l’oro o la valuta forte, altre volte sono i titoli governativi, altre ancora è semplicemente la detenzione di moneta.

Ma non esiste un bene rifugio che protegga da qualsiasi evento, in qualsiasi momento, e per un lasso di tempo indefinito.

Avere un buon consulente non fa comunque male.