Nella foto: una scena del film “I figli… so’ pezzi ‘e core”

La teoria del ciclo di vita di Modigliani è abbastanza nota a tutti coloro che si occupano di pianificazione finanziaria. Nel corso della propria vita lavorativa, secondo la teoria, un individuo dovrebbe accumulare sufficiente risparmio da utilizzare poi, decumulandolo, nella fase pensionistica. Il tutto al fine di mantenere un livello di consumo, ovvero un tenore di vita potremmo anche dire, costante nel tempo.

A ben vedere diventa basilare nella teoria di Modigliani la fase di decumulo; che risparmiare è cosa buona e giusta lo sappiamo, ma che poi occorra decumulare (in maniera efficiente) il proprio denaro non sempre risulta a tutti chiaro.

Specie in Italia, se ci pensate, le generazioni passate si sono notevolmente sforzate di accumulare denaro; ma spesso l’idea di fondo era che, una volta raggiunta una sufficiente somma di capitale, si potesse vivere di rendita, sugli interessi o sugli affitti in caso di investimenti immobiliari, senza intaccare il capitale (atto sacrilego!).

E la postilla a questa idea risultava essere il desiderio di lasciare in eredità il più possibile, così che anche i figli (piezz’e core) potessero godere di una buona rendita. Peccato che il saggio adagio avesse già messo tutti in guardia: la prima generazione crea, la seconda mantiene, la terza distrugge.

Nella teoria del ciclo di vita, di stampo prettamente anglosassone (i.e. protestante/calvinista), il problema dell’eredità viene invece visto in altro modo (vedi figura sottostante). L’individuo dovrebbe infatti decidere a priori quanto lasciare in eredità, e tarare di conseguenza il suo decumulo in modo da non consumare tutto il capitale precedentemente accumulato.

E’ peraltro noto che, negli USA, capiti spesso che il genitore diventato molto ricco non lasci tutto in eredità ai figli, ma preferisca effettuare ingenti lasciti in beneficienza; qui l’idea è che il figlio, una volta portato all’età lavorativa, sia in grado lui di farsi i suoi soldi da solo!

Al riguardo, un recente studio di Charles Yuji Horioka et al., riferito al Giappone, illustra la differenza di comportamento tra coloro che vogliono lasciare la maggior parte dei propri soldi in beneficienza, e coloro che, invece, desiderano favorire i propri eredi: i primi lavorano più sodo e più a lungo, mentre i secondi lavorano più ore durante la fase lavorativa ma si ritirano in pensione prima per godersi, appunto, l’affetto e le cure degli eredi. Come a dire: io ti lascio i soldi ma tu mi devi curare!

 

Le finanze pubbliche, i mutamenti socio-demografici e l’eredità

Si vive più a lungo e lo Stato Italiano è sempre più indebitato. Ne abbiamo già parlato ampiamente in altri articoli. Questo significa che il problema del mantenimento di vita nella fase pensionistica, con un sistema di welfare necessariamente in via di riduzione, diventerà sempre più complesso da gestire.

E molti italiani non hanno peraltro accumulato sufficientemente o sono notevolmente in ritardo nella costruzione della loro pensione integrativa.

A questo punto, come affrontare razionalmente l’obiettivo dell’eredità? E’ ancora possibile pensare di lasciare gran parte della propria ricchezza, spesso rappresentata da immobili, ai propri figli? E se alla fine, vivendo più a lungo, si finisce per pesare finanziariamente proprio su quei figli che si vorrebbe favorire (del tipo: ho una bella villa da lasciarti in eredità ma non ho i soldi per mantenerla, quindi aiutami tu caro figlio mio)? Non sarebbe meglio ripensare il concetto di eredità, visto anche il rischio che la tassazione sui lasciti potrebbe a breve essere notevolmente aumentata?

Un interessante suggerimento al riguardo viene da un articolo di Andy Mukherjee pubblicato recentemente su Bloomberg. Si potrebbe infatti decidere di lasciare molto meno in eredità in futuro, decidendo di anticipare già ad oggi il passaggio di ricchezza. In che modo? Soprattutto finanziando una migliore istruzione per gli eredi, in modo che essi stessi siano in grado di creare ricchezza per la famiglia. In parole semplici: se tuo figlio, ben istruito, crea una start up e diventa milionario può ritirarti in pensione senza problemi. E se non diventa milionario, comunque, un buon lavoro lo trova e non ha bisogno che gli lasci in eredità la casa (quella puoi anche pensare di monetizzarla attraverso la vendita della nuda proprietà).

Si tenga peraltro presente che la ricchezza lasciata in eredità è tassata: ora solo oltre certi livelli (la franchigia per gli eredi diretti) è con aliquote contenute. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare significativamente. Se si spende di più per gli studi dei figli (o dei nipoti) vi sono invece delle detrazioni.

 

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