Che ce ne sia bisogno, è fuori di dubbio. Sono i dati a dircelo.

Secondo l’Istat, nel 2021 vi erano più di 3 milioni di residenti con limitazioni gravi nelle attività abitualmente svolte. Quelli con limitazioni non gravi si attestavano addirittura a 9,7 milioni.

Ed è facile intuire che le forme più acute di non autosufficienza crescono parallelamente all’età: dopo gli 85 anni, circa un individuo su due è affetto da gravi malattie croniche che ne riducono la capacità di svolgere attività primarie di cura della persona.

Ben noti i cospicui costi per assumere una badante o per soggiornare in una casa di cura adeguatamente attrezzata, e consapevoli del fatto che le malandate finanze pubbliche poco promettono in termini di futuro welfare, le coperture Long Term Care (LTC) diventano fondamentali. Anzi, direi quasi obbligatorie per i non pochi che vivono da soli e che, in prospettiva, già sanno che non avranno nessuno a cui appoggiarsi in caso di bisogno.

Tuttavia, le LTC sono uno strumento assicurativo complesso, e devono essere maneggiate con cura onde evitare grossolani errori. Vediamo alcuni aspetti.

Innanzitutto, ricordiamo che le coperture LTC possono assumere contrattualmente connotati diversi. Infatti, se da un lato la classificazione prevista dal Codice delle Assicurazione Private inserisce primariamente questi strumenti nel ramo vita IV (l’assicurazione malattia e l’assicurazione contro il rischio di non autosufficienza che siano garantite mediante contratti di lunga durata, non rescindibili, per il rischio di invalidità grave dovuta a malattia o a infortunio o a longevità), spesso la copertura LTC viene offerta come complementare di un’assicurazione vita tradizionale (ad esempio un’assicurazione caso morte a vita intera) ovvero di una polizza sanitaria, se non addirittura di un prodotto di previdenza complementare.

Diversi saranno quindi le modalità di costruzione della copertura, ovvero come vengono pagati i premi, e le prestazioni erogate in caso di non autosufficienza.

Per quanto attiene ai premi, nelle LTC stand alone si trovano sia casistiche in cui i premi periodici sono pagati per un periodo limitato di tempo (ad esempio 10-15 anni, ovvero sino all’entrata in quiescenza), sia contratti che prevedono pagamenti vitalizi. In altri ancora, può essere previsto il premio unico.

Un primo aspetto da considerare, quindi, riguarda la modalità di pagamento più appropriata per un in individuo. Se si è relativamente giovani, può essere interessante pagare (anche mensilmente) un piccolo premio per un certo numero di anni, così da essere poi coperti vita natural durante. Oltre una certa età, visto il maggior costo da pagare (in quanto, a parità di condizioni, il premio aumenta al crescere dell’età), la scelta vitalizia potrebbe essere più conveniente.

In merito alla prestazione, diversi sono gli aspetti critici da considerare. Per prima cosa occorre stare attenti ad eventuali periodi di carenza (periodo durante il quale il contratto è valido, ma in caso di perdita dell’autosufficienza l’impresa non è tenuta a versare la rendita o il capitale). Inoltre, è fondamentale comprendere cosa è effettivamente assicurato e cosa no, ossia quando scatta la prestazione.

Come noto agli operatori del settore, la non autosufficienza viene normalmente misurata in termini di attività elementari della vita quotidiana (ADL Activities of daily living) che una persona non riesce più a compiere in modo autonomo (lavarsi, vestirsi, usare i servizi ecc..)

Ma quante e quali di queste attività? Non esiste uno standard univoco, e i contratti possono differenziarsi notevolmente uno dall’altro. Ad esempio, alcune compagnie di assicurazione riconoscono lo stato di bisogno a fronte della mancanza di tre ADL su cinque, altre di quattro su sei; altre ancora estendono la copertura anche a quelle forme di non autosufficienza derivanti da patologie quali l’Alzheimer, tumori o demenza senile.

Si tenga anche presente che la prestazione non è solitamente dovuta se la perdita di autosufficienza è legata a determinate cause, come ad esempio dolo del contraente o del beneficiario, tentativo di suicidio e lesioni provocate volontariamente, alcolismo ed uso di droghe, partecipazione attiva dell’Assicurato a atti dolosi, fatti di guerra, tumulti o sommosse e atti di terrorismo (ma anche di infortuni derivanti dall’aver praticato sport estremi).

E in cosa consiste poi la prestazione?

La logica più ovvia è quella della rendita mensile, in genere definita al momento della sottoscrizione della polizza e costante per tutta la durata del contratto, che assicura le risorse economiche necessarie per affrontare la non autosufficienza. Al riguardo può anche essere fissato un importo minimo della rendita vitalizia (ad esempio 6.000 euro annuali): all’opposto, viene spesso individuato anche un limite  massimo (ad esempio 3.000 euro mensili), per assicurare la sostenibilità del premio e della copertura stessa.

In alternativa (o in aggiunta) alla rendita, può essere previsto il pagamento di un capitale, un’assistenza diretta presso istituti di cura convenzionati con la Compagnia, o il rimborso delle spese di assistenza ricevuta. Altra prestazione eventuale è l’anticipo di una certa somma, così da consentire la copertura delle prime spese legate all’insorgere della non autosufficienza.

Ad ogni modo, qui emerge un aspetto critico. Essendo per loro natura le coperture LTC di lunga durata, occorre tenere adeguatamente in considerazione l’effetto inflazione. In non pochi contratti, infatti, la rendita mensile prevista è prefissata all’atto di sottoscrizione e non indicizzata all’aumento dei prezzi.

Ammettiamo ad esempio di ritenere, oggi, che in caso di non autosufficienza di un individuo, vista la sua situazione pensionistica e/o altre rendite già in essere, egli abbia la necessità di coprire almeno il 50% del costo di una casa di cura, che si attesta attualmente a 2.500 euro mensili. Se fissiamo oggi una rendita mensile di 1.250 euro ma la non autosufficienza si verifica tra 10-15 anni, tale ammontare potrebbe essere notevolmente inferiore al necessario.

In definitiva: anche qui ci vuole un consulente (meglio se certificato EIS)