Erica Bellomo

Un raffronto Italia-Europa

Nella foto una scena del film “I TarTassati” (1959)

 

E’ da sempre uno dei problemi che più ostacola l’economia e il suo regolare sviluppo nel nostro Paese: l’evasione fiscale.

Con il termine evasione fiscale si indica la tendenza degli individui, che siano essi privati o pubblici, a sottrarsi al pagamento dei tributi attraverso l’occultamento, totale o parziale, dei redditi e del patrimonio; tutto ciò è voluto intenzionalmente con conseguente violazione della legislazione fiscale.

I motivi che spingono i soggetti ad evadere sono molteplici e vanno dai più gravi (riciclaggio di denaro o finanziamento di attività illecite) a quelli più banali ed egoistici (mi tengo in tasca più soldi a discapito degli altri), per finire con quelli meno colposi (il fisco è così complesso che ho sbagliato a dichiarare qualcosa)

 

Cosa si evade?

Pur non avendo dati aggiornatissimi, è possibile fare alcune considerazioni sul tipo di tasse e imposte che più vengono evase.

Se guardiamo ad esempio ai dati in Italia per il 2015, in relazione alle diverse tipologie di imposte vigenti nel territorio nazionale, si nota che l’aliquota con il maggiore livello di evasione fiscale è quella calcolata sul valore aggiunto (IVA) che ammonta a 39.819 milioni di euro e che rappresenta il 2,4% del PIL del nostro Paese. A seguire troviamo l’evasione dei contributi sociali pari a 34.418 milioni di euro (2,1% del PIL), l’evasione dell’IRPEF pari a 23.449 milioni di euro (1,4% del PIL), mentre la somma di evasione riscontrata per le altre imposte indirette è pari a 11.402 milioni di euro ovvero lo 0,7% del PIL.

L’evasione IRES ammonta invece a 5.188 milioni di euro (0,3% del PIL); per le imposte locali la somma di evasione è di 4.881 milioni di euro cioè lo 0,3% del PIL ed infine per quanto riguarda l’IRAP l’evasione ammonta a 3.052 milioni di euro pari allo 0,2% del PIL.

Tutto ciò è sintetizzato nella tabella che segue.

Sintetizzando, è possibile affermare che l’ammontare di evasione fiscale superi di gran lunga i 100 miliardi di euro e che rappresenti oltre 7,5% del PIL prodotto

 

Dove si evade?

È possibile svolgere un’analisi più nel dettaglio, guardando i livelli di evasione fiscale raggiunti nelle singole regioni del nostro Paese, per capire come ognuna di esse contribuisce al calcolo del livello totale di evasione fiscale in Italia.

Dalla tabella che segue notiamo che le regioni in cui sono stati riscontrati (sempre nel 2015) i valori più alti di evasione fiscale sono: la Calabria con un valore del 24,7% e un ammontare di imposte evase di 3.422 milioni di euro; la Campania con il 23,4% di evasione e rispettivo ammontare di 10.196 milioni di euro e poi ancora la Sicilia con il 22,3% e un ammontare di 8.239 milioni di euro.

I primi tre valori in classifica confermano purtroppo quella che è l’idea più diffusa tra i cittadini, ovvero che al Sud dell’Italia si evade di più di quanto non avvenga nelle altre regioni. La stessa tabella mostra infatti che la percentuale di evasione nel mezzogiorno è pari al 22,2% con un ammontare 35.716 milioni di euro di imposte evase; nella zona centrale troviamo un’evasione del 16,5% e pari a 25.039 milioni di euro; nella zona nord-ovest si ha il 13,4% di evasione con un totale di 30.778 milioni di euro ed infine nella zona nord-est l’evasione ammonta a 22.839 milioni di euro ovvero il 14,1%.

Cosa determina l’evasione

 

Uno dei principali fattori che determina alti livelli di evasione fiscale è sicuramente l’economia non osservabile, ovvero quella svolta attraverso attività economiche che hanno ad oggetto beni e servizi illegali ovvero in modo non conforme alla legge e che, in qualche modo, hanno a che fare con la criminalità organizzata.

Dalla infografica sottostante notiamo che le regioni caratterizzate da livelli più alti di evasione fiscale (come da tabella precedente) sono anche quelle che presentano maggiore concentrazione di criminalità (in particolare, Sicilia e Campania).

Oltre alle attività illegali, l’economia cosiddetta “non osservata” è composta anche dall’economia sommersa che comprende il lavoro svolto in forma irregolare e i casi di sotto-dichiarazione del valore aggiunto. Dalle analisi condotte per l’anno 2015 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ricaviamo che l’economia sommersa è composta al 48,9% da sotto-dichiarazioni, al 40,5% dal lavoro irregolare e infine rimane il 10,6% in cui vengono inserite le rimanenti variabili.

 

Cosa succede all’estero?

Se il nostro è purtroppo un Paese da sempre caratterizzato da un elevato livello di evasione fiscale, cosa succede da altre parti? Possiamo ampliare il discorso e approfondire l’analisi andando oltre i confini dell’Italia, concentrandoci su tutti i paesi dell’Unione Europea. Per fare ciò utilizzerò i dati forniti dall’Eurostat e dalle autorità fiscali dell’UE in riferimento a: evasione pro capite e onere fiscale (anche in questo caso utilizziamo dati al 2015 per ragioni di omogeneità e per mancanza di dati completi nei periodi successivi). I paesi sono stati ordinati secondo un ordine crescente rispetto alla quantità di denaro evaso.

Purtroppo è facile notare che l’Italia occupa l’ultima posizione. Avendo a disposizione i valori di evasione pro-capite di ciascun paese (seconda colonna) e i valori dell’onere fiscale in ognuno di esso (indicati in percentuale del PIL nella terza colonna e in valori assoluti nella quarta), è possibile effettuare una semplice analisi di regressione per capire il comportamento delle variabili e valutare se è possibile definire un particolare trend.

Nello svolgimento della regressione inseriamo come variabile dipendente y l’evasione pro-capite e come variabile esplicativa x l’onere fiscale. L’obbiettivo è capire se esista una qualche correlazione tra la quantità di imposte evase in un determinato paese e il livello di tassazione che vige in esso. Vediamo graficamente cosa risulta.

Da grafico, dove sull’asse delle ascisse sono stati inseriti i valori percentuali di onere fiscale e sull’asse delle ordinate sono stati inseriti i valori in euro dell’evasione pro-capite, si evince la tendenza delle due variabili a muoversi nella stessa direzione; nello specifico è possibile ipotizzare che tra le variabili ci sia una relazione positiva in quanto all’aumentare del valore di evasione pro-capite si ha una percentuale di onere fiscale maggiore.

Attraverso una analisi statistica più approfondita, di cui non riportiamo qui i passaggi tecnici, è possibile effettuare un test della correlazione suesposta tramite la stima del test “Durbin-Watson”. Tale indicatore risulta essere di 0,9118 e permette di rigettare l’ipotesi di assenza di correlazione. Inoltre, si tratta di correlazione positiva, in quanto il valore critico del test si trova nella zona in cui rho>0.

Quanto sopra permette quantomeno di ritenere che all’aumentare della percentuale di imposte applicate al cittadino, molto probabilmente aumenterà anche la quantità di denaro evaso.

Non è inoltre superfluo chiedersi se la relazione appena descritta sia valida solo a livello generale o anche per singola imposta. Per rispondere a questa domanda è possibile svolgere la stessa analisi facendo riferimento, questa volta, ai valori percentuali di aliquota IVA nei singoli paesi e alla percentuale di IVA evasa in ciascuno di esso (usiamo l’IVA in quanto unica imposta soggetta ad armonizzazione all’interno dell’Unione Europea). Di seguito i dati di partenza.

Operando ancora attraverso l’analisi della regressione tra le due variabili sopra indicate, si arriva ad un Durbin-Watson tale per cui non risulta evidente un legame statisticamente significativo tra le variabili.

La relazione tra imposizione fiscale e quantità di denaro evaso sembra quindi sussistere a livello macroeconomico, ovvero considerando nel complesso l’insieme di tutte le imposte applicate in un determinato Paese (dunque a livello di tassazione complessiva nei confronti di un singolo individuo).

Si tratta comunque di un risultato di non secondaria importanza per chi, nei prossimi anni, dovrà decidere quale mix di manovre utilizzare per rimettere in carreggiata i conti dello Stato

 

Questo articolo è un estratto dalla tesi di laurea triennale intitolata “L’evasione fiscale: analisi quantitativa e strumenti di contrasto”. Relatore prof. Valerio Lacagnina, Università degli studi di Palermo.

 

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