Si tratta di un dato che periodicamente monitoro. Lo fornisce l’ABI nel suo Monthly Outlook ed attiene ai depositi della cliente residente. Con tale dicitura, specifica l’ABI, si intendono “i depositi della clientela ordinaria residente privata, sono esclusi i depositi delle IFM e delle Amministrazioni centrali. Sono inclusi conti correnti, depositi rimborsabili con preavviso, depositi con durata prestabilita e pronti contro termine”.

Quindi, essenzialmente, liquidità ferma, non investita in una logica di pianificazione finanziaria e con una visione a medio-lungo termine. Eccovi la tabella relativa.

Si nota che dopo il picco di 1.849,9 miliardi del dicembre 2022, i valori erano scesi, seppur non drasticamente, fino agli inizi del 2024 (1.765 miliardi). Facile dedurre che ciò sia stato causato primariamente dall’inflazione che abbiamo subito negli ultimi anni (il carrello costa caro) e, secondariamente, dal fatto che qualche BTP in più gli italiani se lo sono pur comprato (per inciso, chissà se poi sono effettivamente aumentate le prenotazioni per le crociere!)

Ma poi, si è tornati alle vecchie abitudini. Magari attratti da un pugno di basis points in più sui rendimenti dei depositi a breve e dei pronti contro termine, o semplicemente perché spaventati dalla situazione geopolitica, il porto sicuro della liquidità si è ripreso una sessantina di miliardi. A fine 2024 siamo tornati abbondantemente sopra i 1.800 miliardi.

 

Non si sa mai

Non mi addentro, in questo articolo, negli aspetti tecnici inerenti al danno che la troppa liquidità ferma genera a lungo termine sulla ricchezza delle famiglie italiane. Voglio invece tornare a sottolineare il delicato compito di private banker e consulenti finanziari in merito alla faccenda.

E’ infatti noto che se si chiede ai diretti interessati, i risparmiatori italiani, perché (in media) tengono così tanti soldi fermi sul conto, ben al di là delle necessità di tesoreria, la risposta è sempre la stessa: perché non si sa mai! Magari mi succede qualcosa…

Si tratta di una paura atavica, che si rifà all’antico gruzzoletto nascosto dietro la mattonella o sepolto in giardino. Non semplice da sradicare.

Eppure, il private banker/consulente finanziario ci deve provare, cercando di dare un nome a questo non si sa mai. E lo si può fare solo scavando nei meandri delle emozioni e delle paure, con domande anche scomode come ripeto sempre.

Ad esempio: cosa pensi possa capitarti, caro cliente? Di perdere il lavoro? Di fare un incidente? Di scoprire una brutta malattia? Di doverti divorziare?

Si tratta di evenienze possibili, ma che in realtà non si risolvono detenendo liquidità sul conto corrente.

Se ho paura di perdere il lavoro è giusto che mi costruisca un gruzzoletto di emergenza (emergency fund lo chiamerebbe il financial advisor americano), ma tali risorse mi converrebbe comunque investirle in fondi monetari e non. Anche perché l’evento negativo temuto non è detto che si verifichi a breve.

Se invece il mio timore riguarda la mia salute, o possibili danni alle mie cose, basta trovare la copertura assicurativa adeguata. Per il divorzio occorre un buon pianificatore, e un buon avvocato.

Un altro modo per mettere il cliente con le spalle al muro è quello di chiedergli se, veramente, nella sua vita quei soldi fermi gli sono mai serviti. Ritengo infatti che, nella maggior parte dei casi, chi ha dei soldi in eccesso sul conto corrente di tali soldi non ne abbia mai avuto bisogno, nè mai ne avrà.

Le domande da porre sarebbero, ad esempio: Ti sei mai trovato in situazioni in cui ti servivano dei soldi e non li avevi? In tali situazioni hai avuto difficoltà ad ottenere un prestito? Se ti dicessi che i soldi investiti in fondi possono essere utilizzati per ottenere dei finanziamenti garantiti, ti sentiresti più sicuro?

Infine, una strategia comunicativa molto diretta consiste nel portare il cliente stesso a definire, lui, quanti soldi sul conto corrente lo rendono sicuro. Per dormire sonni tranquilli qual è la cifra che vuoi sempre avere a disposizione sul conto corrente? 10.000, 20.000, 30.000 euro?

Se si riesce a fissare un soglia (meglio ancora dopo aver fatto ragionare il cliente su quale sia quella esatta, in base alle sue esigenze di tesoreria), allora il problema è risolto. Sopra quella soglia il cliente non potrà più dire che non vuole investire!