La traduzione del detto bustocco è la seguente: chi alleva un figlio, alleva un bue. Era chiaramente un mondo antico, di stampo contadino, dove si capiva bene che un figlio, specie se maschio, era un ricchezza.

Il figlio sarebbe cresciuto, curato dai nonni, e presto sarebbe stato utile almeno per aiutare in casa. Poi, appena superata l’adolescenza (e a volte anche prima), diventava un sostegno economico, potendo lavorare nei campi o in fabbrica, accrescendo così le risorse finanziarie a disposizione della famiglia.

Dirlo oggi sembra blasfemo. E non solo per la dovuta considerazione che “auguri e figli maschi” è politicamente scorretto, in quanto lesivo della parità dei generi; ma anche perché pensare che un figlio possa divenire, in un numero congruo di anni, una fonte di risorse finanziarie in entrata per una famiglia suona alquanto improbabile.

Diverse analisi hanno infatti ampiamente dimostrato che allevare un figlio è un salasso, e che l’indipendenza economica viene oggi raggiunta ben oltre i 30 anni.

Ma è proprio così? Proviamo a ragionarci sopra.

 

Le due Ferrari parcheggiate sul divano

Quanto costa far crescere un figlio fino ai 18 anni? E se poi va all’Università?

Le stime sono variegate e conducono a forchette di valore molto ampie. D’altra parte i fattori che incidono su tale spesa sono numerosi: località geografica, tenore di vita della famiglia, scelte inerenti i percorsi di studio ecc..

Ad ogni modo, stiamo effettivamente parlando di decine e decine di migliaia di euro. Una recente analisi propone una cifra media sul territorio italiano di 156.000 euro per il ciclo di vita 0-18 anni. Se aggiungiamo il periodo universitario arriviamo oltre i 200.000 euro. Praticamente una Ferrari.

E proprio l’altra sera, osservando i mie due bimbi, mi è tornata alla memoria una battuta di un consulente, che mi diceva come ogni sera guardasse le sue due Ferrari parcheggiate sul divano.

Ovviamente nessuno rinuncerebbe al proprio figlio/a per una Ferrari, ma è lecito ipotizzare che la ormai misera fertilità degli italiani (1,18 figli per coppia) sia dovuta, almeno in parte, a fattori economici/finanziari. Se questi sono i dati, verrebbe infatti da pensare che prima di fare un figlio le persone qualche ragionamento e qualche calcolo lo fanno.

A mio avviso, tuttavia, le ragioni della bassa fertilità sono dovute più a fattori socio-culturali, ambientali e psicologici, che non a limitazioni finanziarie.

Le considerazioni a favore di questa tesi sono più di una. Non solo i dati a livello internazionale ci dicono che la fertilità continua ad essere molto più elevata nei paesi più poveri (specie nell’Africa Sub-sahariana), ma anche se guardiamo specificamente all’Italia non mi sovvengono analisi che evidenzino una correlazione maggiore tra chi ha più risorse finanziarie e chi fa più figli (anche se i soldi contano, e ci mancherebbe).

E, d’altra parte, non vedo in giro così tanti single in Ferrari!

 

I risvolti sulla pianificazione finanziaria

Crescere un figlio costa, è chiaro. E per una famiglia con figli il principale obiettivo della pianificazione finanziaria diviene quello, appunto, di farli crescere e di portarli il più presto possibile all’indipendenza economica.

Ma a ben vedere, avere figli può generare altri risvolti nelle logiche di pianificazione che mi sembra non siano adeguatamente considerati.

Ricordiamo infatti che la struttura della tradizionale famiglia “all’Italiana” (marito e moglie, figli e nonni) ha spesso sopperito in passato alle carenze di pianificazione e alle limitazioni finanziarie in cui ci si poteva imbattere. I nonni aiutavano a far crescere i nipoti senza che ci fosse bisogno di pagare una babysitter; i nipoti poi cresciuti aiutavano ad accudire i nonni senza che ci fosse bisogno di pagare una badante. Il marito e la moglie potevano contare su donazioni e lasciti ereditari derivanti dai nonni per pagare gli studi dei figli. I figli, spesso già dai 20 anni, iniziavano a lavorare e ad alleviare le criticità finanziarie della famiglia.

Cosa succede, invece, se non si hanno figli?

Ragionando esclusivamente in una logica di pianificazione finanziaria, cioè senza entrare negli aspetti psicologici ed emotivi, è facile comprendere come molte scelte si semplificano e gli obiettivi da raggiungere si riducano drasticamente.

Non c’è necessità di far crescere nessuno, non c’è bisogno di una abitazione più grande, il passaggio generazionale diviene nettamente più facile da gestire: o lascio tutto al coniuge/compagno oppure, se neanche quello ho, posso in pratica gestire il 100% del mio patrimonio a discrezione.

Devo solo occuparmi di un “piccolo” problema: chi si occuperà di me in tarda età se rimango da solo? E quanto mi costerà essere da solo? Se vivo a lungo, e ho delle carenze fisiche importanti, magari anche più di una Ferrari!

 

In definitiva

Il film commedia/drammatico del 1992 di Mario Monicelli, “Parenti serpenti”, mette in guardia dal fidarsi troppo dei propri famigliari per avere un sostegno effettivo in tarda età.

Ma quello è un film. E anche se di casi reali simili se ne sente parlare spesso nella cronaca quotidiana, non avere figli potrebbe in definitiva risultare un boomerang nella pianificazione finanziaria, e in generale nella vita, di un individuo.