Leggo dal Factsheet dello SP500 (usd). Performance price return 2023: + 24,23%. Performance price return 2024: + 23,31%. Due anni in doppia cifra e sopra il 20%. Quanta grazia!

E adesso? Gli scaramantici staranno utilizzando tutti gli amuleti e i gesti apotropaici possibili. Possibile che dopo due anni così performanti l’indice possa crescere ancora?

Indipendentemente dalle opinioni sulla sostenibilità dell’attuale livello dei prezzi (“Asset prices are kind of inflated” ha recentemente asserito l’ormai iconico Jamie Dimon di JPMorgan. E notate quanto suona bene ed enigmatico quel kind of… in un certo senso, più o meno) il bias da evitare è quello della legge dei piccoli numeri.

Si tratta di un errore di giudizio dove le persone tendono a trarre conclusioni affrettate basate su campioni di dimensioni insufficienti. In pratica si applica la legge dei grandi numeri a numeri troppo piccoli perché tale legge possa reggere.

Errore ricorrente nel mondo del calcio. Esempio: se la squadra A è da 10 partite che non vince (numero piccolo), alla prossima partita probabilmente vincerà, perché prima o poi una la deve pur vincere (legge dei grandi numeri). In realtà, se una squadra è scarsa rispetto alle altre che militano nello stesso campionato potrebbe anche perderle tutte: non c’è giustificazione statistica che tenga.

Traslando l’errato ragionamento sull’indice SP500 ne viene fuori la seguente sensazione: se è salito per due anni mi sa che quest’anno storna. Chissà?

Ad ogni modo, se proprio vogliamo vedere qualche dato storico al riguardo, l’immagine seguente riporta dal 1950 i casi in cui lo SP500 ha realizzato per due anni di fila performance superiori al 20% (fonte: Bloomberg)

Che è successo al terzo anno? Nel 75% dei casi (ma i casi sono molto pochi e non bisogna cadere nel bias di cui sopra) l’indice ha fatto tripletta, realizzando a volte performance anche significative.

Questa non è ovviamente una indicazione di acquisto. Ne mi interessa fare delle previsioni.

Il suggerimento è però di non farsi prendere dal panico nel caso in cui la tripletta non venga realizzata. Se anche l’indice dovesse quest’anno arretrare, è molto probabile che poi torni a toccare nuovi massimi: e così, in effetti, è sempre successo in passato.

Una domanda lecita sarebbe comunque la seguente: è perché l’indice SP500 dovrebbe comunque toccare nuovi massimi in futuro? E’ così per qualsiasi indice azionario?

In realtà nulla è garantito, lo sappiamo. Tra 100 anni la razza umana potrebbe anche essere estinta e non esisterebbe nessun SP500.

Tuttavia, a parte casi catastrofici, si può lecitamente ritenere che un indice come lo SP500 (ma lo stesso vale per il MSCI ACWI ad esempio), segua perlomeno la crescita dell’economia globale. Se il PIL mondiale continua a crescere, vuoi semplicemente per effetto inflativo, il valore dei beni/servizi venduti aumenta e con esso il valore delle società che tali beni producono (al netto del fatto che qualche società avrà successo e qualche altra fallirà).

Ora, è pur vero che gli indici azionari NON rappresentano tutte le società esistenti, che molte, anche importanti, non sono infatti quotate. Ma è anche vero che le società appartenenti ad un indice come lo SP500 sono, per costruzione stessa dell’indice, quelle che vanno meglio in un certo momento storico. Anche perché, se invece dovessero andare male, uscirebbero dall’indice per fare spazio ad altre che vanno meglio.

Il ragionamento vale per tutti gli indici azionari? Non sempre direi. Se un indice azionario è rappresentativo di una economia in declino, o di un paese soggetto a stravolgimenti politici e crisi valutarie forti, potrebbe anche darsi che nuovi massimi (reali) non siano mai più toccati.

 

Sintesi per l’investitore finale

Prima cosa risparmia di più. Poi, non aver paura di investire (anche perché non c’è alternativa). Investi a livello internazionale. Se temi gli storni di mercato fatti un PAC. Non è così difficile.