L’ho già affermato in precedente video (https://www.contemplata.it/2020/03/this-time-is-different-la-creazione-di-un-piano-di-emergenza-finanziario/): ogni crisi è differente, e ogni crisi lascia un segno.

Quella che stiamo vivendo, tra le altre cose, ci ha insegnato che il reddito da lavoro di una persona può diminuire drasticamente, se non azzerarsi, in brevissimo tempo. E non solo e semplicemente per motivi strettamente economici – l’azienda in cui lavoro chiude e perdo il posto, ad esempio – ma anche per shock esogeni al sistema come, appunto, una pandemia o un evento naturale avverso (alluvioni, incendi ecc…), oppure per cause specifiche relative alla singola persona (invalidità per incidente o per malattia).

Che fare allora? Sperare e pregare perché ciò non avvenga proprio a me, o prepararsi nel caso ciò dovesse accadere?

La seconda ipotesi è quella che ovviamente più mi convince, e che ha a che fare con la pianificazione finanziaria. Un buon pianificatore, infatti, dovrebbe cercare di prevedere anche l’imprevedibile, o almeno non dare per scontato che ciò non possa avvenire; e conseguentemente approntare a priori delle soluzioni di emergenza da attivare nel caso l’evento avverso accadesse veramente.

Proviamo allora a fare alcune considerazioni in merito.

Per prima cosa, non tutte le persone sono ugualmente esposte ad una drastica ed immediata perdita del loro reddito di lavoro, ovvero non lo sono per le stesse ragioni. Chi ha un posto fisso nel pubblico può a grandi linee ritenere che l’azienda per cui lavora, lo Stato, non dovrebbe fallire (si tocchi comunque ferro); ma anche costui potrebbe incappare in procedimenti disciplinari e perdere il proprio lavoro. Certamente un professionista, in caso di invalidità, si potrebbe trovare costretto ad interrompere temporaneamente o definitivamente la propria attività, ma sicuramente egli risulta meno esposto ad un rischio di alluvione rispetto al proprietario di un ristorante in montagna o in riva al lago. Quasi tutti quanti, comunque, in caso di una pandemia come quella che stiamo vivendo sicuramente ci perdono qualcosa.

Il primo compito di un buon pianificatore sarà quindi quello di individuare, attraverso un’attenta analisi delle caratteristiche del reddito da lavoro di una persona – ovvero delle altre fonti di reddito a sua disposizione, quali rendite immobiliari o finanziarie – i potenziali rischi che potrebbero intaccare tale introito.

Fatta l’analisi, si potrà lavorare sulle possibili soluzioni. E qui è facile comprendere che, per alcuni rischi quali invalidità o eventi naturali, esistono coperture assicurative ad hoc; l’unica criticità sarà quella di valutare attentamente con il cliente il quantum per cui è necessario assicurarsi, potendolo misurare solitamente in anni di reddito netto (per dipendenti e professionisti), ovvero in anni di fatturato (per imprenditori, artigiani, ristoratori ecc…).

Prodotti assicurativi ad hoc possono essere utilizzati anche per coprire momentanee perdite di lavoro: pensiamo ad esempio ad alcune coperture collegate ai mutui. Più difficile, almeno al momento, assicurarsi contro il rischio di pandemia, anche se negli ultimi tempi diverse compagnie, anche in Italia, stanno strutturando soluzioni in tal senso (si veda https://www.insuranceup.it/it/business/coronavirus-che-cosa-siginifica-per-le-assicurazioni-e-la-loro-innovazione/); “e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption sono attualmente poco diffuse nello stivale, si faranno passi in avanti”.

Ad ogni modo, un’alternativa semplice per affrontare la perdita (diciamo temporanea) di reddito da lavoro, e le conseguenze economico-finanziarie che ne derivano, è quella di costituirsi un’adeguata riserva di emergenza: un piccolo tesoretto, costituito da strumenti finanziari e non altamente liquidabili, da utilizzare in caso di crisi.

Certo, tale tesoretto avrebbe in sé un costo, in condizioni normali, se investito in strumenti a basso rendimento (titoli di stato altamente sicuri, valute forti, oro ecc..), e richiederebbe eventualmente di essere “rimpolpato” periodicamente se il suo valore diminuisce o se le condizioni del singolo si modificano; viceversa potrebbe però anche essere ridotto col passare del tempo se ci si avvicina alla pensione o se il reddito da lavoro diventa più stabile. Si tratterebbe comunque di una forma di assicurazione contro eventi estremi di portata eccezionale che, lo abbiamo capito, è sempre meglio avere.

Rimane comunque il problema, anche qui, di quantificare le adeguate dimensioni del tesoretto. Una buona regola dettata dai financial planner americani è quella di possedere nel proprio portafoglio attività liquide per un ammontare pari a 3-6 mesi di stipendio netto. Io propenderei per i 6 mesi.

Tale rule of thumb dovrebbe tuttavia essere integrata, a mio avviso, con un’approfondita analisi del tenore di vita (famigliare) del cliente che si ha davanti. In particolare si dovrebbe addivenire ad una classificazione dei costi correnti della famiglia che distingua per lo meno:

  • costi fissi non discrezionali o indispensabili per il mantenimento di un tenore minimo di vita (per intenderci: bollette, alimenti, affitto o rata mutuo, abbigliamento minimo, prodotti per la casa ecc…);
  • costi fissi discrezionali o relativi a beni/servizi di cui si può fare a meno (assicurazione e bollo seconda auto, assicurazione e bollo moto);
  • costi variabili e discrezionali (ristoranti, vacanze, abbigliamento non strettamente necessario ecc…)

ça va sans dire che l’analisi di cui sopra necessità della predisposizione di un bilancio famigliare; il che significa essere un referente unico e forte per il cliente, e non astenersi o imbarazzarsi a fare domande a volte anche scomode (quanto e in che cosa spendi i tuoi soldi).

Ed infine, come creare nel tempo questo tesoretto?

In un precedente articolo dedicato ai doveri sociali del consulente finanziario (http://www.contemplata.it/2019/09/i-doveri-sociali-del-consulente-finanziario/) indicavo come tra questi vi fosse la spinta verso una maggiore accumulazione di risorse finanziarie nel tempo.

Non è quindi attraverso la ricerca di un maggiore rendimento degli investimenti che si dovrebbe perseguire la realizzazione del tesoretto ma, appunto, accumulando costantemente denaro; il che significa, in buona sostanza, risparmiare di più per vivere più sereni …. anche in caso di pandemia.    

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