Nella foto: Bank Run on American Union Bank, 1932

Di fronte alla crisi economica generata dall’emergenza sanitaria del covid-19 e agli annunciati interventi di sostegno alle imprese, in molti si stanno chiedendo cosa potrebbe succedere ai risparmi degli italiani: secondo le stime del viceministro dell’Economia Misiani (in linea con i dati di Banca d’Italia) vi sono circa 1.400 miliardi di euro fermi nei conti correnti e nei depositi a breve. Inizia a circolare il timore di un prelievo forzoso da parte del governo, alimentato nelle ultime settimane da fake news e articoli apparsi sul web.

A distanza di quattro settimane dal primo lockdown nel nostro Paese, discorsi e dibattiti sulle conseguenze dello stop al sistema produttivo sono all’ordine del giorno, con i principali quotidiani a riportare numeri poco confortanti su PIL e andamento industriale. Le istituzioni parlano chiaramente di una crisi “senza precedenti”, e invocano interventi massicci da parte dell’Unione Europea per sostenere l’economia di tutta l’eurozona.

L’Italia è stato il primo paese contagiato del vecchio continente e, per molti aspetti, anche uno tra i più vulnerabili economicamente. È infatti costituito da un tessuto industriale sui generis, popolato in prevalenza da partite IVA e piccole e medie imprese (PMI), sì flessibili nell’adattare la propria struttura produttiva ma, d’altro canto, dotate di capacità di assorbimento di shock esterni limitata dalla dimensione dei loro bilanci.  Congiuntamente alla peculiarità di una economia ad alto indebitamento pubblico, diventa naturale il timore crescente sul futuro dei risparmi dei cittadini, spesso citati dagli esponenti politici come garanzia di sostegno delle scricchiolanti finanze pubbliche.

Nelle ultime settimane si è assistito al proliferare di articoli e commenti sul così detto “prelievo forzoso”, ossia una tassa patrimoniale applicata dallo Stato direttamente sulle giacenze di conto corrente dei cittadini, nonostante siano già in essere altre patrimoniali su immobili e strumenti finanziari. Google Trends[1] ci offre una panoramica dell’attenzione rivolta al tema nel mese di marzo, considerando valori pressoché nulli nei due mesi precedenti (vedasi figura sottostante)

È possibile che lo Stato, per fronteggiare una crisi economica grave, faccia leva diretta sui risparmi dei suoi contribuenti? La storia ci fornisce alcuni precedenti avvenuti nel secolo scorso.

Un’imposta straordinaria sul patrimonio venne introdotta nel lontano febbraio del 1922, in una economia messa in crisi dalla prima guerra mondiale. I soggetti colpiti furono le persone fisiche e gli enti collettivi (ad esclusione delle S.P.A.) il cui patrimonio imponibile, al 1° gennaio 1920, fosse pari o superiore alla soglia delle 50.000 lire.


Dopo la seconda guerra mondiale troviamo un’altra imposta ad hoc. Nel 1947 vennero istituiti due tributi distinti. Il primo fu l’imposta straordinaria progressiva[3] sul patrimonio delle persone fisiche (stranieri inclusi) alla data del 28 marzo 1947, la cui aliquota oscillava dal 6% per i patrimoni fino a 3 milioni di lire, fino a poco più del 60% per i patrimoni pari o superiori a un miliardo e mezzo. Il secondo fu l’imposta straordinaria proporzionale[4] sugli enti collettivi e società, del 4% del patrimonio.

Nel 1992[2] fu il governo Amato a introdurre un’altra patrimoniale, a causa della cattiva salute delle finanze pubbliche. Il prelievo forzoso introdotto fu del 6 per mille e riguardò tutti i conti correnti bancari. La manovra fu decisa con un decreto d’urgenza[5] pubblicato alla mezzanotte del 10 luglio e il prelievo venne autorizzato nella notte tra il 10 e l’11 luglio.

È quindi possibile l’introduzione di una nuova patrimoniale, definita dai più virus tax? Al momento, il governo italiano l’ha esclusa. Rispetto al secolo scorso poi, il contesto della crisi è differente.

In primis vi è una moneta unica, nonché organismi sovranazionali chiamati a dimostrare la valenza dei trattati di Roma che nel 1957 sancirono la nascita della Comunità Economica Europea. Gli interventi finora adottati, benché ritenuti dai paesi più colpiti insufficienti, sono diversi. La BCE ha messo sul tavolo circa 900 miliardi di manovre straordinarie di politica monetaria, spalmati su quantitative easing in essere (APP) e sui nuovi acquisti previsti dal programma per l’emergenza pandemica (PEPP), allentando allo stesso tempo le maglie sui requisiti di capitale e di liquidità per le banche. Infinte lato politica fiscale, tra i vari interventi l’Unione Europea ha sospeso il Patto di Stabilità per dare massima capacità di spesa agli Stati affetti dalla pandemia. Il governo Conte ha distribuito tra i vari decreti 750 miliardi di liquidità per fronteggiare la crisi.

Tuttavia, il timore di vedere intaccati i propri risparmi in condizioni di crisi economiche, può generare il fenomeno noto come bank run (corsa agli sportelli).

Nel 2015, in Grecia, durante la fase di trattativa tra l’Eurogruppo e Atene in merito al bail-out del paese ellenico, ci fu un massico prelevamento di risparmi da parte dei cittadini greci per il timore di default[8]. La corsa agli sportelli costrinse il governo a chiudere le banche, nella settimana del referendum sulla proposta dei creditori, salvo autorizzare il prelievo di 60 euro giornalieri dal lunedì successivo.

Il panico è da sempre nemico della finanza: se la quarantena è la maratona per l’uscita dal contagio, una volta terminata il governo dovrà assicurarsi che non inizi un’altra corsa, quella agli sportelli bancari.

 

<a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[1]</a> https://trends.google.it/trends/?geo=IT

<a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[2]</a> https://www.finanze.gov.it/opencms/it/il-dipartimento/fisco-e-storia/i-tributi-nella-storia-ditalia/1922-imposta-straordinaria-sul-patrimonio/

<a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[3]</a> Per ulteriori dettagli, si veda https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1947/10/25/047U1131/sg, 31

<a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[4]</a> Per ulteriori dettagli, si veda https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1947/10/25/047U1131/sg, art. 84

<a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[5]</a> Per dettagli, si veda https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1992-07-11;333~art7!vig=

<a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[6]</a> https://st.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-28/grecia-rischio-liquidita-varoufakis-valuteremo-controlli-capitali-e-chiusura-banche-170937.shtml?uuid=ACFBJRI

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