L’intelligenza artificiale è indiscussa protagonista di innumerevoli dibattiti: il suo sviluppo esponenziale desta non poche preoccupazioni sul ruolo che potrà ricoprire in futuro e, in particolare, sulle ripercussioni che essa potrebbe generare sul mercato del lavoro.

Molteplici sono infatti le ipotesi di sostituzione della risorsa umana a favore dell’intelligenza artificiale e il mondo della consulenza finanziaria non è immune a tali scenari. L’intelligenza artificiale supporta i consulenti finanziari, come altri innumerevoli professionisti, nella loro attività; ma è effettivamente possibile che avvenga la sostituzione di questi ultimi a suo favore?

Per rispondere alla ormai fatidica domanda abbiamo testato le forme chatbot, adatte alla simulazione del rapporto consulente-investitore per via della loro distintiva capacità di sostenere conversazioni con degli interlocutori. Tra i diversi chatbot, la scelta ricade quasi meccanicamente sul celebre ChatGPT, riconosciuto come uno dei chatbot più sviluppati al momento.

Il chatbot viene messo alla prova sulla capacità di fornire supporto all’investitore in ambito di fondi di investimento, attraverso quesiti riguardanti:

  • lo strumento finanziario e le sue caratteristiche
  • l’individuazione di fondi adatti al profilo di rischio presentato dall’utente
  • il reperimento di informazioni specifiche su fondi realmente esistenti e comparazione degli stessi.

 

Nella presentazione dello strumento finanziario, ChatGPT ne evidenzia le caratteristiche principali attraverso risposte brevi e coincise, presentate sottoforma di elenco puntato. La sinteticità che caratterizza le risposte, utile per la comunicazione immediata e schematica, sacrifica d’altra parte una conoscenza chiara e integrata dello strumento finanziario, che rende il chatbot inadatto ad investitori alle prime armi. L’intelligenza artificiale può quindi fare educazione finanziaria, ma solo se interrogata adeguatamente; e ciò significa quindi che un minimo di educazione finanziaria l’utente deve già averla.

Tuttavia, le problematiche maggiori di ChatGPT emergono durante la prima individuazione di fondi adatti ad uno specifico (nel nostro caso basso) profilo di rischio. Il chatbot infatti, influenzato dalle domande precedenti, raccomanda i fondi sulla base dell’entità del patrimonio e non sulla base del rischio come richiesto. Un fondo consigliato, ad esempio, presenta valore di rischio pari a 5; ciò non può essere l’unico elemento di valutazione, ma risulta sicuramente fondamentale per un investitore con bassa attitudine al rischio. Fatto presente il valore, il chatbot si corregge sostenendo l’inadeguatezza del fondo per il profilo dell’investitore in esame.

Per concludere il test sono state messe alla prova le funzionalità di un plugin, nel nostro caso Portfolio Pilot, che permette di reperire informazioni aggiornate su fondi esistenti e di compararli.

Il plugin non presenta la conoscenza di qualsiasi fondo, ma rende possibile il reperimento di informazioni puntuali e precise che riguardano: la classe di assets, il prezzo, il rapporto di spesa, la filosofia di gestione e non solo. Se guidato il plugin è inoltre capace di comparare due fondi, indicando quello maggiormente conveniente sulla base di valutazioni su: costi, rapporto rischio- rendimento ed efficienza del rendimento corretto al rischio.

Per rispondere alla fatidica domanda, riteniamo che ChatGPT, almeno al momento, non è in grado di sostituire i consulenti finanziari. Il chatbot non è capace di supportare gli investitori nell’intero processo di investimento, non potendo fornire con costanza informazioni e consigli attendibili.

Tuttavia, l’attuale impossibilità del chatbot di sostenere l’investitore nelle decisioni d’investimento non preclude la possibilità che in futuro, attraverso miglioramenti e aggiornamenti, ciò possa diventare possibile, sacrificando il bisogno relazionale che il consulente soddisfa con la sua attività.

Ciò che comunque sembra molto difficile da sostituire, è la gestione dell’emotività dell’investitore, elemento fondamentale per il miglioramento delle performance nel lungo periodo.