La Cina è la potenza emergente. Ormai da tempo. E andrà prima o poi a scontrarsi con l’altra potenza egemone, gli USA.

Un miliardo e 400 milioni di abitanti; leadership in non pochi settori produttivi; una classe media in crescita da anni. Come non avere una parte del proprio portafoglio investita lì? Impossibile!

Il Giappone. Era lo spauracchio degli USA negli anni ’80, quando le multinazionali del Sol Levante facevano largamente shopping di aziende americane. Ma da allora? Un paese sempre più vecchio, con tassi ed inflazione a zero da decenni. Sì, certo: lo yen rimane un bene rifugio, e il Giappone, visto malamente da lontano, ci ricorda un po’ la Svizzera. Ma mica ci vorrai investire più di tanto?

Eppure.

 

Il fatto

Eppure, come mostra il grafico sottostante, negli ultimi 5 anni, e soprattutto a partire dal 2022, si è creato uno iato impensabile tra l’andamento del mercato azionario cinese (qui rappresentato dal CSI 300), e quello del mercato giapponese (Nikkei 225).

Il mercato azionario cinese è andato sulle montagne russe: dopo un forte rialzo fino al 2021, il suo livello è sceso fino a quasi il punto di partenza. In 5 anni una performance di solo 1,08% (dato al 22 gennaio).

Il Nikkei 225, dopo il -20% del periodo pandemico, ha oscillato in terreno positivo fino a spiccare il volo nell’ultimo periodo. In 5 anni un bel +75,93%

 

Il grafico

 

 Il commento

Molto spesso, quando si ragiona sull’andamento dei mercati azionari, si collegano le performance all’andamento dell’economia. E ciò ha un senso: se l’economia globale cresce, le aziende fanno più profitti e il loro prezzo di borsa sale.

Ma la relazione non è sempre così lineare. Ad esempio, se andate a vedere l’andamento degli ultimi anni dell’indice MSCI ACWI, che comprende mercati azionari sia di paesi sviluppati sia di paesi emergenti, e lo confrontate con l’indice MSCI World, che invece tiene conto dei soli paesi sviluppati, vi accorgerete di una notevole divergenza.

Nonostante i tassi medi di crescita economica dei paesi emergenti siano nettamente superiori a quelli dei paesi sviluppati, le borse di questi ultimi performano molto meglio (anche in conseguenza dell’enorme peso del mercato USA)

Ed allora, anche il vecchio Giappone, nonostante tutti i suoi problemi, può performare meglio della potente CINA.