“Ma il prof. è diventato matto?!”, direte voi. Come, dopo uno strabiliante +26,3% minimizza la performance di uno dei più importanti indici azionari al mondo con un “Benino”? Certo, il Nasdaq composite ha fatto di più (44,52%), ma quella è un’altra storia.

E sia. Dopo l’Annus Horribilis 2022, in cui tutto è crollato, e mentre i tassi della FED schizzavano alle stelle, e i guru della finanza globale si attendevano una recessione americana (mettici anche qualche rischio geopolitico qua e là), il +26,3% dello SP500 appare un miracolo.

Come noto, però, il diavolo sta nei dettagli.

L’ultimo dashboard prodotto dalla S&P Dow Jones Indices ci racconta una storia con più sfumature, come avevamo già detto in altro articolo. Lo spacchettamento delle componenti dello S&P500 mette infatti in evidenza (vedi grafico) come a fronte di un +26,3% dell’indice standard, la versione equal weight, cioè quella in cui tutte le società pesano alla stessa maniera, ha registrato un discreto, ma non eccezionale, +13,9%.

D’altra parte, che il peso delle società a maggior capitalizzazione (i cosiddetti magnifici 7, Apple, Microsoft, Amazon, Nvidia, Alphabet, Meta e Tesla) abbia influito eccessivamente sull’andamento dell’indice è ormai vulgata nel mondo social: togli quelli e l’indice si sgonfia.

La dashboard della S&P mette peraltro in evidenza che, “….con o senza soprannomi, il peso collettivo dei primi 5 maggiori titoli dell’S&P 500 ha raggiunto nel 2023 livelli che non si vedevano da oltre 50 anni di misurazione. Mentre i titoli più grandi sono cresciuti più rapidamente, l’indice fattoriale Equal Weight ha sottoperformato. Tuttavia, la storia ha dimostrato che i periodi di alta concentrazione sono stati spesso seguiti da una sovraperformance di Equal Weight”. (vedi grafico)

La notizia è in un certo verso positiva. Ovvero: se i magnifici 7 quest’anno non dovessero andare brillantemente, potrebbero essere però bilanciati dagli altri 493. Ma attenzione: il peso dei primi 10 titoli dell’indice si attesta a fine dicembre 2023 al 30,9% (e il settore tecnologico pesa il 28,9%). Se questi dovessero veramente crollare non c’è S&P493 che tenga!

Ritorniamo però al “Benino”;

Il passaggio che mi ha più colpito nell’edizione di dicembre 2023 della dashboard è il seguente.

it may surprise some that 2023’s S&P 500 performance ranked just the third-best among the last five years” e cioé “potrebbe sorprendere alcuni che la performance dell’S&P 500 del 2023 si sia classificata solo al terzo posto tra le migliori degli ultimi cinque anni”.

Ma come, il meraviglioso +26,3% è solo la terza performance migliore negli ultimi 5 anni? In effetti, nel 2021 l’indice aveva registrato un +28,71%, e nel 2019 addirittura un +31,49%! E che dire del +18,40% del 2020, anno della pandemia: quello si che è un miracolo!

La tabella sottostante riporta in ordine di grandezza le performance dell’indice standard dal 2013 al 2023. Il 2023 si posiziona al quarto posto. In soli 2 anni le performance sono state negative.

2013 32,39%
2019 31,49%
2021 28,71%
2023 26,29%
2017 21,83%
2020 18,40%
2014 13,69%
2016 11,96%
2015 1,38%
2018 -4,38%
2022 -18,11%

 

In conclusione

L’America non finisce mai di stupirci, sembrerebbero dire i numeri. Non investirci sarebbe un peccato mortale. Ma, d’altra parte, chi non è investito, seppur minimamente, negli USA, visto il peso enorme che hanno negli indici azionari internazionali?

Ah sì, è vero…. Mi dimenticavo di quelli che hanno ancora i soldi sul conto corrente o che hanno in portafoglio prevalentemente dei BTP.