Falchi e colombe. Il mercato e i membri del comitato esecutivo della BCE. Commentatori, analisti, case di investimento, amici al bar. Ognuno dice la sua. Con grande confusione di chi osserva.

Che i tassi prima o poi debbano scendere ce lo auguriamo tutti: da consumatori e da investitori. Ma le tempistiche non sono chiare, nemmeno agli stessi membri del comitato esecutivo e del consiglio della BCE.

Nell’ultima riunione, in cui la Banca Centrale ha deciso di mantenere i tassi invariati, Christine Lagarde ha sottolineato per l’ennesima volta che si seguirà un approccio data-dependent, cioè legato ai dati che man mano si avranno. In particolare, si attendono i dati sul mercato del lavoro, per valutare se la crescita dei salari si stia assestando sul livello in discesa dell’inflazione (guardassero gli stipendi dei dipendenti italiani non avrebbero dubbi!)

Quindi quando scenderanno i tassi? La Lagarde sembra indicare l’estate, ma il mercato non ci crede e anticipa che già da marzo (o da aprile quando appunto saranno più chiari i dati sui salari) ci saranno i primi tagli.

All’interno della BCE, le posizioni sono però diverse. Il grafico sottostante, di fonte Bloomberg, illustra quali dovrebbero essere, appunto, i falchi e le colombe all’interno del consiglio della BCE[1].

Fonte: https://www.bloomberg.com/news/articles/2024-01-28/hints-of-early-ecb-rate-cut-highlight-divisions-in-council?srnd=premium-europe

 

E così, ecco che il francese Francois Villeroy de Galhau se ne esce dicendo che la BCE potrebbe tagliare i tassi in qualsiasi momento (ovvero anche al prossimo incontro), smentendo la stessa Lagarde che qualche giorno or sono aveva indicato che, al momento, di tagliare non se ne era parlato.

Al contrario, l’olandese Klaas Knot ribadisce che la BCE dovrà vedere un’inversione di tendenza nei salari prima di poter iniziare a ridurre i costi di finanziamento. Il che significa: aspettate almeno fino a giugno.

C’è poi chi è preoccupato che la Banca Centrale commetta lo stesso errore commesso nel passato anche dalla FED: abbassare la guardia troppo presto per poi ritrovarsi con un (ri) aumento dell’inflazione che impone un riaumento dei tassi.

E quindi, l’austriaco Robert Holzmann arriva a dire che c’è anche la possibilità che non vi sia affatto un taglio dei tassi per tutto l’anno. Attendere prego.

Mettiamoci poi la situazione in medio-oriente, gli attacchi Houthi ai cargo nel Mar Rosso, il soft landing dell’economia, il gas russo, le elezioni americane (e non solo), …. cavallette e scorpioni compresi.

E in tutto questo il mercato cosa ne pensa?

Nel grafico sottostante trovate le aspettative sui tassi a breve estrapolate dai cosiddetti forward rate (tassi a termine). In pratica, partendo dai dati ad oggi osservabili sul mercato, la curva indica i livelli che il mercato si attende si avranno in futuro.

Fonte: https://www.chathamfinancial.com/technology/european-forward-curves

 

Ad esempio, per l’euribor ad un mese, attualmente a 3,86% (24 gennaio 2024) il grafico indica un valore di 2,66% al 24 dicembre 2024. Una discesa di 120 basis points entro l’anno, non distante da alcune previsioni delle principali banche di investimento.

Dico allora la mia: non poche volte il mercato ha anticipato fin troppo la realtà dei fatti. I tassi prima o poi scenderanno, questo è certo. Ma le condizioni sono ancora molto incerte. Un ulteriore rialzo delle materie prime potrebbe minare la discesa dell’inflazione. Ed inoltre, la BCE vorrà vedere l’inflazione stabilmente al 2% (una rondine non fa primavera). Senza contare che accanto al taglio dei tassi la BCE sta portando avanti una riduzione del proprio portafoglio; il che significa più difficoltà per gli stati come l’Italia a piazzare i propri titoli, ovvero la necessità di dover accettare rendimenti più alti.

Il tutto a meno di dati economici (PIL e mercato del lavoro) che facciano intravedere il rischio di un hard landing! Allora la mannaia calerebbe più rapidamente.

 

 

[1] Ricordiamo che il consiglio della BCE è formato dal comitato esecutivo (5 membri) e dai governatori delle singole BCN (banche centrali nazionali). Per la Banca d’Italia Fabio Panetta.