Quando riguardiamo il grafico dello S&P500 degli ultimi cinque anni, magari seduti in poltrona mentre ci stiamo rilassando con un bevanda calda, viene quasi da sorridere. La notte è passata e, come diceva il Poeta, siamo tornati a rivedere le stelle. Eppure sono stati anni veramente duri per tutti, ma chi ha saputo resistere ne è uscito vincitore.

Ve lo ricordate…. a novembre del 2025 l’indice aveva raggiunto, per l’ennesima volta, i suoi massimi storici, intorno a 6.800 punti, dopo un triennio di rialzi quasi ininterrotti. In molti erano convinti che tutto fosse diventato estremamente caro, e gli stessi CEO delle principali società quotate a Wall Street avevano messo in guardia gli investitori: le prospettive degli utili futuri non reggevano le quotazioni. Il colpo finale lo aveva dato sui social Michael Burry, il gestore divenuto famoso nel film The Big Short, con un non tanto criptico post: “sometimes, we see bubbles

Avevano ragione: la catastrofe stava per arrivare … ma il finale sarebbe stato molto diverso da quello che si aspettavano.

Oggi, novembre 2030, lo S&P 500 quota nuovi massimi storici, ben al di sopra dei livelli del 2025. E chi ha disinvestito in preda alla paura, lungo la strada, ha scoperto di aver trasformato un normale ciclo di mercato in una perdita definitiva.

 

Grafico SP500 2025-2030

Fonte: Sbloomberg

 

Ma andiamo con ordine

 

2026: l’anno in cui esplode la bolla dell’intelligenza finanziaria

Il 2026 passa alla storia come l’anno della grande delusione sull’intelligenza finanziaria: come aveva ben profetizzato il Nobel per l’economa Daron Acemoglu, l’AI si dimostra in molti settori un ottimo strumento per tagliare posti di lavoro, ma non un vero salto tecnologico.[1]

Nel frattempo, però, i multipli dei titoli legati all’AI avevano raggiunto livelli surreali: un po’ come era già successo durante la bolla di internet di inizio millennio, bastava aggiungere “AI” al nome di un’azienda o ad una presentazione sui progetti futuri per vedere il titolo volare. Quando pero i chatbot iniziarono a rivelarsi molto meno onniscienti di quanto il marketing aveva lasciato intendere, e il costo in termini di consumo di energia e di infrastruttura diventò a tutti evidente, la festa finì drasticamente.

Tra la primavera e l’estate 2026, lo S&P 500 segna i massimi dell’intero ciclo, spinto proprio dai grandi nomi dell’AI (le magnifiche sette le chiamavano). Poi qualcosa si incrina: emergono errori clamorosi negli algoritmi di gestione del rischio; alcuni fondi “AI-only” subiscono drawdown a doppia cifra in poche settimane; una ben nota piattaforma globale viene multata per conflitti di interesse e uso opaco dei dati dei clienti.

A quel punto il sentiment cambia di colpo: dai toni trionfalistici si passa al sospetto, poi al panico. Da picco a minimo, fra metà 2026 e fine 2027, lo S&P 500 perde oltre il 40% nel suo punto di maggiore debolezza.

I billions di dollari investiti nello sviluppo dell’AI diventano di colpo pesanti fardelli nei bilanci delle imprese di tutto il mondo. E nel frattempo, una accresciuta disoccupazione, conseguenza diretta della cocciuta politica dei dazi dell’allora presidente Trump (e del successivo ripensamento delle filiere produttive) si trasforma ben presto in una vera e propria recessione. Le prospettive di utile crollano.

 

2027: l’anno nero per gli investitori impazienti

Il 2027 è l’anno più duro da ricordare. I giornali parlano quotidianamente della Nuova Grande Crisi finanziaria (NGFC, New Global Financial Crisis); i talk show sono pieni di ex-guru che spiegano come “questa volta è diverso” e che l’era dei favolosi indici azionari USA che salivano sempre è finita. Anche i Finfluencers sono in ambasce, con i tanto amati ETF a gestione passiva che continuano a scendere.

Molti investitori retail compiono il solito, eterno errore: vendono dopo aver già subito le perdite più importanti; interrompono i PAC in attesa di tempi migliori; spostano tutto su liquidità e titoli a breve termine, convinti che …. “almeno qui non perdo”. Ma i tassi di interesse sono scesi drasticamente e sulla liquidità si guadagna uno scarno 0,3%, nonostante l’inflazione continui a rimanere intorno al 2%

Quando, nell’autunno 2027, lo S&P 500 tocca i minimi intorno ai 3.800 punti la narrativa dominante è una sola: “Chi investe in azioni è un irresponsabile”.

Ma non tutti credono alla retorica disfattista. Guidati da consulenti sfiniti dalle tensioni relazionali del momento, alcuni continuano ad investire con disciplina tramite i vecchi e cari PAC mensili iniziati proprio negli anni dei massimi.

 

2028: il cambio di clima (che quasi nessuno vede arrivare)

Nel 2028 succedono due cose importanti. La prima è che l’economia reale, al netto del “rumore” sui mercati, regge meglio del previsto. La recessione tecnica del 2027 si rivela meno profonda e molto più breve di quanto temuto. Gli utili delle aziende non crollano come nei titoli dei giornali: in alcuni settori continuano addirittura a crescere.

La seconda svolta è (geo) politica. Dopo mesi di tensioni sociali, la leadership cinese cambia: la scomparsa dalla scena di Xi Jinping e l’insediamento di una nuova squadra di governo più dialogante aprono una fase di distensione graduale nei rapporti con l’Occidente. Quasi in parallelo, negli Stati Uniti viene eletto Michael Mudami, un nuovo presidente di area democratica con una piattaforma meno conflittuale sugli scambi internazionali e più attenta alla stabilità istituzionale.

Le prime conseguenze concrete non si vedono nei talk show, ma sugli spread e sulle valute: si riduce il premio per il rischio geopolitico; alcune catene di fornitura globali tornano a normalizzarsi; le imprese ricominciano a investire con una visibilità un po’ maggiore sul futuro.

I mercati, come sempre, anticipano: lo S&P 500 smette di scendere già prima che gli indicatori macro migliorino in modo evidente. Nel corso del 2028 l’indice recupera progressivamente buona parte del terreno perso.

 

2029–2030: il ritorno sui massimi (e la rivincita della pazienza)

Nel biennio 2029–2030 i mercati smettono di avere paura e ricominciano a guardare avanti.

L’AI non scompare: si modifica, viene meglio plasmata, matura ed inizia a diffondersi realmente in molti settori industriali. Meno storytelling, più applicazioni concrete in termini di produttività, specie in sanità, nella logistica e nei trasporti. L’ingegnere di origini piemontesi Renzo Marchionne (solo omonimo del leggendario CEO di Fiat) inventa il potholing, oggi presente in tutte le auto di nuova costruzione: un micro-sensore che, grazie alla capacità di analisi dell’AI, sfrutta le più piccole buche nell’asfalto per incrementare l’autonomia delle auto elettriche.

Gli utili delle aziende tornano a crescere in modo più solido e diffuso e il decennio di investimenti in infrastrutture fisiche e digitali comincia a produrre ritorni visibili. Piano piano, lo S&P 500 torna sui livelli pre-crisi. Il punto chiave è che nel frattempo, chi ha continuato ad accumulare durante gli anni bui ha comprato una grande quantità di quote a sconto.

Quando a novembre 2030 l’indice supera stabilmente i massimi di cinque anni prima, per molti investitori è solo una notizia letta sul giornale. Per altri, quelli che hanno avuto i nervi saldi e hanno continuato ad investire, è il momento in cui ci si rende conto che i soldi versati nei PAC nei giorni bui del 2026 e 2027, in piena crisi, sono oggi quelli che rendono di più;

 

Le tre lezioni per l’investitore del 2030 (e del 2025)

Guardando indietro da questo novembre 2030, le lezioni che se ne possono trarre per un investitore di lungo periodo sono almeno tre:

 I mercati esagerano sempre, in alto e in basso. La bolla sull’AI finanziaria era evidente solo col senno di poi; allo stesso modo, la sottovalutazione del 2027 è stata un’occasione enorme che pochi hanno colto.

 La disciplina batte il tempismo. Chi ha cercato di “entrare e uscire al momento giusto” ha quasi sempre venduto tardi e ricomprato tardi. Chi ha mantenuto un investimento regolare ha pagato il crollo meno degli altri e ha sfruttato il recupero molto di più.

 La geopolitica conta, ma conta di più il modo in cui la viviamo. Gli eventi politici del 2028 non sono stati “la fine del mondo”, ma un cambio di contesto da leggere con lucidità. Farsi guidare da titoli urlati anziché da un piano di investimento ha fatto più danni delle tensioni internazionali in sé.

 

 

[1] https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-10-10/will-ai-usher-in-an-economic-boom-or-just-a-lot-of-mediocre-automation