Nella foto: Hugh Grant e Andie MacDowel nel film “Quattro matrimoni e un funerale”

 

Non gode dell’anonimato fiscale. Ed è noto che GODERE dell’anonimato fiscale piace un sacco agli italiani. “E poi devi portare un sacco di scartoffie dal commercialista… sai quanto ti fa pagare!”.

Con queste premesse, è facile comprendere come il Regime dichiarativo per la tassazione dei redditi diversi[1] (comunque regime di base se non si opta per il Regime del risparmio amministrato o il Regime del Risparmio gestito) sia quello meno utilizzato dai risparmiatori.

Se si investe in titoli di stato, azioni, obbligazioni e anche fondi comuni, su indicazione della banca o del proprio consulente si tende infatti ad optare per il classico Regime del risparmio amministrato, in cui è la banca che agisce come sostituto d’imposta[2]. “E così non ci pensi più … caro cliente!”.

In realtà, la scelta del regime dichiarativo per la tassazione delle plusvalenze/minusvalenze potrebbe invece avere interessanti vantaggi per un risparmiatore, tali da compensare lo svantaggio operativo di dover portare qualche documento in più dal proprio commercialista; per quanto riguarda l’anonimato fiscale è ormai assodato che il fisco, volendo, sa tutto di noi indipendentemente dal regime fiscale che scegliamo.

Andiamo allora a vedere quali sono le principali caratteristiche del regime dichiarativo, ed in particolare come possono essere compensate le plus e le minus in tale modalità.

Il problema: plusvalenze e minusvalenze in regime dichiarativo, come e quando posso compensarle?


Scrivere questo articolo ha richiesto un enorme sforzo semplificativo. La materia fiscale in tema di attività finanziarie è tutt’altro che agevole e sintetizzabile in poche righe.

Proviamo a semplificare soffermandoci sul caso delle persone fisiche che detengono attività finanziarie in Italia e maturano redditi diversi in Regime dichiarativo. Procediamo step by step definendo alcuni concetti basilari che valgono solo per questo tipo di contribuenti. Per le imprese, infatti, si applica un satellite differente di norme del TUIR.

Cosa sono i redditi diversi di natura finanziaria?

I redditi diversi di natura finanziaria sono plusvalenze o minusvalenze derivanti dalla negoziazione, cessione o rimborso di investimenti finanziari. Si tratta di importi aleatori nel tempo (non so quando li realizzerò) e nell’ammontare (non so quanto ci guadagnerò o ci perderò). Sono determinati come differenza tra il corrispettivo percepito ed il valore di acquisto originario, aumentato degli eventuali costi sostenuti (ad esempio commissioni di trading), con esclusione degli interessi passivi[3].

Nel caso in cui si effettuino più acquisti in momenti diversi dello stesso titolo (ad esempio compro a febbraio 100 azioni Enel, poi ne compro altre 100 marzo e ancora altre 100 ad Aprile) nel regime della dichiarazione si considerano ceduti prima gli strumenti finanziari acquisiti in data più recente rispetto a quelli detenuti da prima: in sostanza si ricostruisce una scheda di carico utilizzando il metodo LIFO continuo (Last-in, first-out; ultimo ad entrare, primo ad uscire)[4]. Per la determinazione delle plusvalenze o delle minusvalenze si utilizza il principio di cassa, ovvero momento in cui avviene l’operazione finanziaria di vendita. Come a dire: finché non vendo non si realizza né una plus né una minus.

Come e con che cosa posso compensare i redditi diversi di natura finanziaria?

Poiché i redditi diversi, come principio generale, si compensano per masse analoghe, è fondamentale comprendere cosa rientra nella massa di redditi diversi di natura finanziaria. Il dettaglio è ricompreso nell’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies) del TUIR che richiama plusvalenze e minusvalenze derivanti dalla cessione di:

  • partecipazioni non qualificate e, dal 2018, partecipazioni e titoli non partecipativi (quote, azioni e obbligazioni per intenderci);
  • certificati;
  • valute;
  • metalli preziosi;
  • crediti pecuniari;
  • altri strumenti finanziari (ad esempio variazioni negative del NAV di fondi e di ETF; ETC; ETN; certificates)

Per la massa di redditi diversi di natura finanziaria, qualora il valore a saldo della somma algebrica dei valori nell’anno sia positiva, si applica un’imposta sostitutiva del 26%; in dichiarazione si utilizza il quadro RT (in RPF 2020 righi RT 21, 22 e 23).

Ciò significa, in estrema sintesi, che se durante l’anno solare, a seguito di compravendita effettuate, ho complessivamente ottenuto una plusvalenza, questa sarà tassata con tassazione separata (cioè non fa cumulo con altri redditi personali) in fase di dichiarazione.

L’eventuale eccedenza negativa, cioè complessivamente sono in minus, può essere portata in deduzione dell’imposta dovuta nei successivi periodi (attenzione: non dalle imposte sui redditi personali, ma da successive plusvalenze sempre derivanti da redditi di natura finanziaria), ma non oltre il quarto, purché sia indicata correttamente tale eccedenza in dichiarazione dei redditi.

Quanto sopra permette di delineare alcuni interessanti vantaggi del regime dichiarativo:

  • tutte le plusvalenze e le minusvalenze realizzate nell’anno solare si compensano, anche se le minus sono posteriori nel tempo. Si tratta di un notevole vantaggio rispetto al Regime del risparmio amministrato in cui, invece, le minus si compensano solo se realizzate prima delle plus.
  • Nel caso in cui un cliente detenga più dossier titoli presso diverse banche, e per tutti abbia optato per il Regime della dichiarazione, le plus e le minus realizzate nei diversi dossier si compensano. Anche in questo caso il vantaggio rispetto al Regime del risparmio amministrato è notevole, in quanto in tale regime la detenzione di più dossier presso differenti intermediari non permette compensazioni incrociate[5].
  • Infine, il momento della tassazione viene posticipato alla dichiarazione dei redditi con pagamento a giugno dell’anno successivo, benché sia comunque previsto un meccanismo di acconti di imposta.

Una interessante opportunità: il caso dei metalli preziosi

Nella massa dei redditi di natura finanziaria sono ricompresi anche quelli derivanti dalla compravendita di metalli preziosi[6]. Affinché siano rilevanti ai fini fiscali, tali metalli devono essere in formato grezzo (esempio polveri, grani, lamine, lingotti, etc.) o di monete (es. monete d’oro o d’argento).

La tassazione, invece, è da escludere per i gioielli: infatti l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i metalli preziosi lavorati sono esclusi dalla base imponibile IRPEF.

Interessante osservare che, per i metalli preziosi in formato grezzo o in moneta, in mancanza della documentazione attestante il costo di acquisto, occorre indicare come costo di acquisizione il 75% per cento dell’importo relativo al corrispettivo di cessione. In termini semplici, se vendo monete d’oro per 100.000 euro ma non sono in possesso di documentazione attestante il costo di acquisto, sarò tassato al 26% su 25.000 euro (pari a 6.500 euro, il 6,5% del valore di acquisto).

Poniamoci alcune domande

Per completare il quadro poniamoci “marzullianamente” alcune domande e diamoci le relative risposte.

1) Posso compensare nel regime dichiarativo le plusvalenze derivanti dalla detenzione di metalli preziosi (esempio oro da investimento) con le minusvalenze da altre attività finanziarie (esempio titoli o minusvalenze da fondi)? La risposta è affermativa purché, appunto, per i redditi diversi derivanti da titoli o fondi si sia scelto di utilizzare il Regime dichiarativo.

2) È necessario detenere prima la minusvalenza e poi realizzare la plusvalenza? No. Essendo all’interno del Regime dichiarativo è possibile compensare minusvalenze e plusvalenze da attività finanziarie realizzate nello stesso esercizio. Quindi se a febbraio si realizza una plusvalenza da attività finanziarie, o da metalli preziosi, o da valute, la stessa potrà essere compensata con qualsiasi minusvalenza realizzata entro il 31/12/2020.

2) È possibile compensare una plusvalenza immobiliare con una minusvalenza da attività finanziarie? No, poiché si tratta di masse differenti e, quindi, non compensabili benché entrambe appartenenti ai redditi diversi.

3) È possibile compensare minusvalenze di un intermediario finanziario con plusvalenze di un altro intermediario? Sì, purché realizzate e portate nel Regime dichiarativo.

Buona consulenza a tutti!

 

[1] Ricordiamo che i tre regime di tassazione previsti dal legislatore attengono essenzialmente ai redditi diversi, ovvero ed in sintesi guadagni derivanti da differenziali di prezzo conseguenti a transazioni di mercato: compro azioni a 10 euro e le rivendono a 11 euro (plusvalenza), oppure a 9 euro (minusvalenza). I redditi da capitale, quali cedole, dividendi e scarti di emissione (ma anche la differenza positiva tra il Nav di rimborso e il Nav di sottoscrizione delle quote di un fondo), sono invece tassati solitamente con imposta sostitutiva o con ritenuta alla fonte. Tranne che nel Regime del risparmio gestito, i redditi da capitale non sono compensabili con redditi diversi

[2] Stessa cosa accade nel Regime del risparmio gestito, tipico delle gestioni individuali di portafoglio. In questo caso il cliente delega alla banca sia la gestione del proprio denaro, sia l’espletamento degli adempimenti fiscali relativi al mandato di gestione conferito.

[3] La formulazione della norma consente di ritenere deducibile ogni tipologia di spesa/onere che abbia diretta inerenza con la produzione del reddito, ad esclusione degli interessi (anche se specificamente afferenti). Ad incremento del costo di carico possono quindi essere imputate spese ed oneri quali: commissioni di negoziazione o di gestione; imposta di successione o donazione; spese notarili e altri oneri diretti. Non saranno invece computabili: interessi, commissioni per il servizio di consulenza (non essendo legate direttamente alla realizzazione del singolo reddito diverso), imposta di bollo sui conti correnti e sui prodotti finanziari (tranne che nel regime del risparmio gestito), il costo del dossier titoli.

[4] Ciò incide ovviamente sulla determinazione della plus/minus realizzata. Contrariamente al Regime di risparmio amministrato, dove il prezzo di carico fiscale è una media dei prezzi a cui ho comprato i titoli in diversi momenti, nel Regime dichiarativo il metodo LIFO potrebbe determinare una maggiore o minore plus/minus a seconda dei casi. Ad esempio, se compro 100 azioni a febbraio, a marzo e poi ad aprile, e successivamente procedo a vendere solo 100 azioni a giugno, la plus/minus sarà calcolata sulla base del prezzo delle azioni comprate per ultime, cioè ad aprile, che potrebbe essere maggiore o minore di quello registratosi a febbraio

[5] A meno di chiusura del dossier, richiesta di certificazione delle minus in essere, e spostamento delle stesse su altro dossier.

[6] Per tali redditi il Regime dichiarativo è peraltro l’unico previsto in quanto non vi è un sostituto di imposta che entra in gioco nella compravendita, salvo che i beni non rientrino all’interno di una gestione individuale per la quale si optai per il regime fiscale del risparmio gestito.

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