I record vengono stracciati mese dopo mese. E nemmeno la pandemia e il lockdown hanno potuto limitare l’irrefrenabile crescita della montagna di soldi lasciati a giacere sul conto corrente dagli italiani. Si stima che siano arrivati oltre i 1.000 miliardi di euro, anche se i numeri non sono mai chiari e precisi: spesso, infatti, si aggiungono alle masse in conto corrente anche i depositi a vista o a breve termine (complessivamente, comunque, ci si riferisce al concetto di liquidità a disposizione).

Io, personalmente, mi attengo alla Base Dati Statistica della Banca d’Italia[1]: al 31/03/2020 i conti correnti passivi delle famiglie consumatrici[2] ammontavano a 694,867 miliardi; i depositi complessivi a 1.061,203 miliardi di euro.

Ma il problema, in fondo, non è la quantificazione di tale enorme massa di denaro, bensì la sua ragion d’essere: che ci stanno a fare tutti quei soldi fermi sui conti correnti, a tassi zero e, eventualmente, a rischio di Bail-in, patrimoniale, ed effetto inflazione (sebbene l’inflazione in Italia sia momentaneamente a zero)?

In una logica di pianificazione finanziaria, a noi molto cara[3], i soldi sul conto corrente dovrebbero infatti servire solo a scopo di tesoreria; fare la spesa, andare al ristorante, coprire qualche eventuale costo extra durante il mese (mio figlio di due anni mi rompe il telefono e devo sostituirlo immediatamente). Il resto dovrebbe essere investito per raggiungere i propri obiettivi, secondo i dettami del goal based investing (https://www.contemplata.it/2019/05/goal-based-investing-vai-in-rete-anche-tu-con-i-tuoi-investimenti/)

Come però sanno bene i consulenti finanziari, se si chiede agli investitori perché tengono così tanti soldi sul conto corrente la risposta è pressoché univoca: “Non si sa mai …. magari mi capita qualcosa … un imprevisto!”.

Ora, è indubbio che anche secondo gli studi e i modelli economici classici la moneta possa avere una funzione precauzionale; ma 1.000 miliardi per un “Non si sa mai” appaiono eccessivi. Come possono allora i consulenti finanziari cercare di mettere in moto e rendere produttivo questo denaro? Per farlo è a mio avviso necessario partire dalla logica di base della pianificazione finanziaria, ossia quella di dare un nome ai soldi. In questo caso si tratterà quindi di dare un nome al “Non si sa mai”.

Ed in effetti, per quanto gli imprevisti della vita possano essere molteplici e specifici per ognuno di noi, l’incertezza che attanaglia i “grassi” correntisti italiani può in fondo essere ridotta ad alcune macro-categorie e, di conseguenza, meglio inquadrata e curata. Proviamo a fare qualche considerazione al riguardo.

 

Imprevisti attinenti alla persona     

E se mi ammalo? E se devo curarmi? E se poi quando sono vecchio non riesco più ad essere autosufficiente? E se faccio un incidente e per alcuni mesi non posso più lavorare? O peggio ancora se rimango invalido?

Si tratta di paure tipiche a cui tutti, più o meno, abbiamo pensato almeno una volta nella nostra vita. Ma se proviamo a ragionare in maniera razionale, senza farci prendere dall’emotività, è facile comprendere che per affrontare le situazioni di cui sopra non serve di certo avere qualche soldo in più sul conto corrente. Con 20, 30, 40, anche 50 mila euro sul conto di certo non risolviamo il problema della non autosufficienza o dell’invalidità: tali evenienze devono essere coperte con prodotti assicurativi ad hoc.

Al riguardo è però da osservare che le coperture assicurative potrebbero apparire costose per l’investitore, e non essere adeguatamente apprezzate come soluzione ideale. Sarà compito del consulente finanziario ragionare sulla effettiva necessità di tali coperture e quantificarne la dimensione (massimali), al fine di renderle congrue con le disponibilità del cliente. E comunque, la convenienza di coprirsi dovrà essere raffrontata con il rischio, e il costo, di non coprirsi.

Qui è peraltro importante far leva sulla emotività del cliente: ti senti più sicuro con qualche soldo in più sul conto, sapendo che comunque non basterà in caso di evento negativo, o dormi più tranquillo con qualche soldo in meno ma con la sicurezza di poter affrontare l’evento in questione?

 

Imprevisti attinenti alla situazione lavorativa

Come abbiamo già avuto modo di spiegare in diversi webinar, la crisi da pandemia ci ha insegnato che il reddito da lavoro di una persona può ridursi drasticamente, se non azzerarsi, in maniera molto rapida. E se viene meno il reddito da lavoro, il tenore di vita di una famiglia si riduce a sua volta. Che fare allora?

Anche in questo caso, la risposta a prima vista più logica per un risparmiatore sembrerebbe essere quella di tenere un po’ di soldi, a mo’ di riserva, sul conto corrente. In effetti, che si debba avere un piccolo tesoretto per affrontare una imprevista riduzione del reddito da lavoro è cosa sana e giusta (si veda https://www.contemplata.it/2020/04/limportanza-del-tesoretto/). E’ tuttavia contestabile che tale tesoretto debba necessariamente essere mantenuto, interamente, su un conto corrente, visto che il rendimento per tale forma di impiego è essenzialmente negativo al netto dei costi.

Il consulente finanziario dovrà in questo caso studiare una allocazione ottimale delle risorse messe a riserva, prediligendo di certo investimenti facilmente smobilizzabili, ma dosando sapientemente anche un po’ di rischio per ottenere un rendimento minimo accettabile. Occorre infatti considerare che il tesoretto messo via per affrontare una potenziale perdita di lavoro potrebbe in realtà non divenire necessario nel corso del tempo. Non è inoltre da scartare l’ipotesi che tale tesoretto possa essere utilizzato come garanzia per ottenere un credito temporaneo.

 

Imprevisti attinenti al patrimonio

Alcuni investitori potrebbero invece temere che il loro patrimonio venga in qualche modo aggredito, o si depauperi per eventi negativi. Mi portano via la casa i creditori, mi cade un fulmine sul tetto, si inonda il garage, mi rubano la macchina o non so che altro.

Anche in questo caso, la detenzione di denaro sul conto corrente ha poco senso. Qui occorrono, se del caso, strumenti giuridici di protezione del patrimonio, ovvero ed ancora prodotti assicurativi di copertura.

 

Spese impreviste di entità non minimale

E se invece i soldi sul conto servissero veramente per qualche spesa imprevista? Al riguardo occorre a mio avviso distinguere tali spese a seconda del loro ammontare.

Ammettiamo che una famiglia abbia un tenore di vita medio di 3.500 euro mensili; può di certo capitare che un mese la famiglia si trovi a spendere qualcosa in più, diciamo 4.000 euro (mi si è rotta la lavatrice e ho dovuto farla riparare). Tale aggravio di costi potrà in effetti essere coperto con una piccola riserva sul conto corrente …. ma anche semplicemente aumentando il plafond della carta di credito.

Se invece ragioniamo su spese impreviste di entità non minimale (ad esempio faccio un incidente e devo cambiare la macchina), allora la detenzione di risorse finanziarie sul conto, ancora una volta, perde di senso logico e finanziario. Tenere ad esempio 20.000 euro fermi sul conto per cambiare la macchina in caso di incidente imprevisto non è di certo una soluzione ottimale. In tal caso si potrà infatti decidere se smobilizzare altri investimenti, accendere un prestito personale, optare per una soluzione di leasing ecc…

 

In definitiva, se si riesce a portare il proprio cliente su un piano più razionale e meno emotivo, le vere e buone ragioni per detenere una eccessiva liquidità sul conto corrente si riducono al lumicino.

Non vi sto dicendo che sia facile cambiare la mentalità degli investitori; ma provarci è d’obbligo per tutti i consulenti finanziari.

 

 

[1] https://infostat.bancaditalia.it/inquiry/home?spyglass/taxo:CUBESET=/PRINC_IND_00&ITEMSELEZ=PRINC_IND_03:false&OPEN=true/&ep:LC=IT&COMM=BANKITALIA&ENV=LIVE&CTX=DIFF&IDX=1&/view:CUBEIDS=TFR20269/&timestamp=1598018799288

[2] Ente segnalante: Banche e Cassa depositi e prestiti

[3] Si veda al riguardo la sezione dei webinar on demand del sito conTemplata (https://www.contemplata.it/webinarondemand/

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