Lo so. Oggi, 3 Aprile 2025, è stata veramente dura. Lo SP500 chiude a -4,84%. Apple segna un -10,37%, Nvidia -7,78%. E potremmo continuare a snocciolare.

Il temuto annuncio dell’introduzione di dazi globali da parte dell’amministrazione americana è un game changer. Se considerato insieme alla nuova postura in ambito geopolitico da parte degli USA, è facile derivarne come conseguenza, nel medio termine, un riassetto storico dell’ordine mondiale, sia politico che economico.

Cosa vogliano veramente raggiungere Trump e la sua ciurma con i dazi non è ancora chiaro. Probabilmente c’è di più dell’America Great Again, o almeno non è solo quello.

Certo, secondo loro le nuove tariffe dovrebbero riportare fabbriche e posti di lavoro in America; ma tutti ben sanno che si tratta di un processo molto lungo e non così sicuro nel suo verificarsi. Ad ogni modo, per un approfondimento ragionato, si veda quanto scritto recentemente sul nostro sito da Enrico Cervaro.

Nel breve termine, invece, l’incertezza su ciò che sta accadendo, unita all’aumento delle probabilità di recessione e ai dubbi su come si muoverà la FED (che rimanga ingabbiata nella famigerata stagflazione?), provoca un immediato sell-off sui mercati azionari e una corsa ai porti sicuri: treasury, oro, Yen.

 

Che fare adesso?

Sicuramente ci vuole pazienza, perché ci vorrà tempo affinché il nuovo assetto venga digerito dai mercati e, soprattutto, dalle imprese, specie quelle maggiori operanti a livello internazionale.

Le imprese, quelle americane in primis, dovranno infatti valutare come ristrutturare i processi e le filiere produttive. Converrà semplicemente pagare i dazi e scaricarli sui consumatori (molto probabile), oppure modificare il proprio modello di business e la propria offerta? Ad esempio, se sono una società europea che esporta auto in America potrei decidere di spedire solo i modelli più costosi e togliermi dalla competizione per i modelli più economici. Ed ancora: meglio aprire direttamente una fabbrica negli USA assecondando Trump, oppure cercare semplicemente nuovi mercati di sbocco per i propri prodotti?

Ogni impresa prenderà le sue decisioni, ma non sarà una cosa rapida. Il governo americano potrebbe ancora rinegoziare le tariffe con alcuni paesi, oppure concedere esenzioni per alcuni prodotti. E similmente gli altri paesi potrebbero, come probabile, rispondere ai dazi con altri dazi, complicando così lo scenario ulteriormente. E finché non vi sarà certezza, i mercati continueranno a soffrire.

Proviamo però a guardare il momento dal punto di vista degli investitori privati.

Il primo suggerimento, in questi casi, è quello di non farsi prendere dal panico. Vendere per paura, come già all’epoca della Grande Crisi Finanziaria sottolineava il prof. Bertelli, è sempre un errore.

Quindi, se siete investiti, e il vostro orizzonte di investimento è di medio-lungo termine (e non si è modificato), rimanete nel mercato e aspettate.

Certo, ripensare la composizione del proprio portafoglio, nell’ottica del riassetto mondiale di cui sopra, è cosa lecita. Ma non tentate di fare market timing: se uscite adesso dal mercato il rischio è di non ritornarci più!

Se avete un piano di accumulo in essere, continuate a versare. Questi sono infatti i momenti in cui il PAC realizza appieno le sue potenzialità, permettendo di abbassare il costo medio di carico. Anzi, magari si può pensare di fare un aggiuntivo o di accrescere la rata mensile.

Se versate periodicamente denaro nel vostro fondo pensione, non ha senso smettere di farlo.

Se invece non siete investiti, cioè avete molta liquidità ferma sul conto … beh… state comunque commettendo un grave errore. Iniziate ad investire!

 

In conclusione

Così come commentava proprio questa sera un esperto su Bloomberg Television, in questi momenti si capisce l’importanza di avere un piano finanziario e di avere un buon financial planner al proprio fianco.

Ricordatevi infatti che gli storni di mercato, per quanto clamorosi, poi si riassorbono, e che i rischi finanziari si gestiscono con la diversificazione e il buon senso.

Non siete più poveri oggi, rispetto a ieri, perché i mercati sono scesi. Ma lo sarete se i nuovi assetti produttivi accresceranno il livello medio dell’inflazione nei prossimi anni.

L’inflazione… quella sì che è il vero pericolo.