Nella foto: Maurizio Cattelan, statua L.O.V.E (Libertà, Odio, Vendetta, Eternità), Piazza Affari, Milano

 

Premessa n. 1

Abitando vicino a Milano, e frequentandola da sempre per motivi di studio (prima), lavoro (poi), shopping (a volte), piacere, goliardia e trasgressione (da giovane), cultura e appagamento (da vecchio), mi è capitato spesso di transitare, passeggiando in Piazza Affari, davanti a Palazzo Mezzanotte, sede storica delle Borsa Italiana. Non mi è mai capito (né mi è mai giunta notizia in tal senso) di vedere un enorme falò in cui si bruciassero dei soldi, così come asseriscono spesso i telegiornali e i giornali.

Tuttavia, da settembre del 2010, è posta in mezzo alla piazza una enorme statua di arte contemporanea del ben noto autore Maurizio Cattelan (vedasi foto). Da esposizione temporanea poi tramutata in permanente, la statua è ormai divenuta un simbolo della città, terreno fertile per “selfiesti” incalliti venuti da fuori mura. Denominata ufficialmente L.O.V.E. ma subito ribattezza “Il dito”, e contro, forse, lo stesso volere dell’artista (che non ha mai avallato l’interpretazione), la statua sembra ergersi a monito per chi voglia cimentarsi in rapide speculazioni borsistiche, anche attraverso l’aiuto di algoritmi ed intelligenza artificiale, sperando in soldi facili. Non è questa la funzione della Borsa, infatti!

Premessa n. 2

Abbiamo già affrontato altrove il tema del rischio e della percezione del rischio (vedi http://www.contemplata.it/2019/12/rischio-e-percezione-del-rischio/), nonché la distinzione tra avversione al rischio e avversione alle perdite (vedi https://www.contemplata.it/2020/03/avversione-al-rischio-o-avversione-alle-perdite/). Si sa che gli investitori italiani sono prevalentemente avversi alle perdite, in maniera forte, mentre si assumo, spesso a loro insaputa, dei rischi elevati. Ad esempio, tengono enormi masse di liquidità sui conti correnti, perché all’apparenza sembra sicuro (i soldi sul conto rimangono gli stessi), non accorgendosi del rischio inflazione e/o non coprendosi adeguatamente rispetto ai rischi puri.


 

Veniamo ora alla domanda posta nel titolo.

Il ragionamento potrà apparire provocatorio ma, tutto sommato, ritengono rispecchi la realtà delle cose. Partiamo da alcuni dati in merito alla ricchezza complessiva degli italiani.

E’ abbastanza noto agli operatori del settore bancario e ai consulenti che la componente finanziaria si aggira intorno ai 4.400 miliardi, di cui 1.300 circa in conti correnti e depositi a breve termine. Viene però spesso dimenticato che la ricchezza immobiliare è stimata in circa 6.300 miliardi.

A grandi linee, e senza perdere troppo in significatività, è possibile allora asserire che il patrimonio di un ipotetico risparmiatore italiano sia composto per il 60% da immobili e per il 40% da attività finanziarie (per molti, in realtà, il possesso della prima casa rappresenta la principale e preponderante attività nel bilancio famigliare).

Consideriamo quindi che il signor Alfredo Soldini, sposato con una figlia, libero professionista affermato di 50 anni, abbia un patrimonio di 1.000.000 di euro (in parte ereditato). In base a quanto sopra, il suo patrimonio sarà grossomodo così costituito:

  • 600.000 euro di immobili. Ammettiamo prima casa 300.000 euro, seconda casa 150.000 euro, più 150.000 euro di immobili in affitto (un bilocale, qualche garage ecc..)
  • 400.000 euro in attività finanziarie. Il signor Soldini, per sua apparente maggior sicurezza, decide di detenere le risorse finanziarie in due istituti: 200.000 presso la BCC di Guadalupo, e 200.000 presso un intermediario dotato di una rete di consulenti finanziari. E’ lecito ipotizzare che i 200.000 euro presso la BCC siano sul conto corrente o in depositi a breve. Dopo attenta profilatura, da cui risulta che il profilo di rischio del signor Soldini è Bilanciato e che il suo orizzonte di investimento è Medio (ecumenico e democristiano), il consulente finanziario propone al cliente un investimento diversificato in fondi per il 50% obbligazionari e per il 50% azionari.

Siamo tanto distanti dalla realtà? Non credo.

Ora: arriva il corona virus, il petrolio crolla, Zingaretti è positivo ma Trump no, il Papa benedice via web, le città sono animate solo da tozzi personaggi intabarrati al guinzaglio di un cane, le vittime si moltiplicano, non si sa dove seppellire i cadaveri, l’eroico personale ospedaliero è allo stremo. Ah, dimenticavo, le Borse crollano… e ci mancherebbe!

A questo punto proviamo a ragionare sulla situazione del signor Soldini, ipotizzando che i suoi investimenti azionari siano a beta 1, cioè riflettano esattamente l’andamento delle Borse e, quindi, scendano diciamo di un 20%.

Quanto perde il signor Soldini? Potenzialmente 20.000 euro, che parametrato al suo patrimonio fa il 2%. Dico potenzialmente perché la perdita non è ancora monetizzata. Il signor Soldini potrebbe infatti decidere di mantenere la posizione in attesa di una risalita dei mercati.

Sarà preoccupato, il signor Soldini, dell’attuale potenziale perdita di 20.000 euro sui suoi investimenti? Probabilmente sì, ma visto le telefonate che ricevo in questi giorni forse è più preoccupato il suo consulente di lui.

Inoltre, a ben vedere, la criticità principale per il signor Soldini, in questo momento, è che il suo lavoro è fermo e, da libero professionista, non sta più fatturando.

Ecco il punto chiave del discorso: il problema è economico (meno ricavi) e non finanziario (oscillazione delle Borse)!

Se in questo momento il signor Soldini potesse continuare a lavorare e a fatturare, potendo così tranquillamente mantenere il suo tenore di vita ed accumulare risparmio, egli dovrebbe in realtà considerarsi fortunato per la discesa dei corsi azionari che gli permettono, infatti, di acquistare a prezzi più bassi.

Ma se invece il signor Soldini inizia ad avere difficoltà a mantenere il suo tenore di vita perché il lavoro scarseggia, egli si troverà costretto ad attingere al suo patrimonio finanziario per far fronte alle spese quotidiane; e comunque, probabilmente, utilizzerà prima i soldi presso la BCC.

A questo punto la problematica diventa di pianificazione finanziaria, e non di asset allocation. Con ciò intendo dire che se il signor Soldini, tramite l’aiuto del suo consulente finanziario, ha pianificato bene le sue scelte di investimento, egli dovrebbe avere sufficienti scorte di liquidità per affrontare il periodo senza intaccare gli investimenti di medio-lungo termine.

Nell’esempio fatto tali riserve in effetti ci sono (i 200.000 euro presso la BCCC), anche se forse sono state accumulate casualmente e non secondo una vera logica di pianificazione finanziaria.

Se vogliamo essere più tecnici, un buon pianificatore dovrebbe sempre ricordarsi di rispettare alcuni financial ratios desumibili dal bilancio famigliare.

Al riguardo, ed estraendo da https://www.contemplata.it/2017/01/household-financial-ratios-a-review-of-literature/, nonché da Dalton & Dalton (Personal Financial Planning, Theory and Practice), diviene fondamentale il cosiddetto Emergency Fund Ratio (EFR) dato da = Asset Liquidi/ Spese mensili non discrezionali. Il target di valore per tale ratio dovrebbe essere dai 3 a 6 mesi.

 

In definitiva

Le Borse prima o poi si riprenderanno, come sempre hanno fatto, anche se il periodo di volatilità potrebbe essere più lungo del previsto e una definitiva recovery dei livelli massimi potrebbe chiedere anni (naturalmente non lo spero). Ciò nonostante, vi saranno sicuramente buone occasioni di investimento come ci sono sempre state.

Penso invece che i maggiori, ed ancora poco chiari, risvolti del periodo che stiamo vivendo si avranno dal lato economico: crollo dei fatturati, dei consumi e del PIL italiano (una analisi del Centro Studi Einaudi indica, nel peggior scenario, un -3.7% nel 2020[1].); ripensamento degli schemi e dei processi di produzione a livello internazionale; meno turismo e più “made in our nation” per tutti.

In tale prospettiva, con un rapporto debito/PIL in forte aumento, il signor Soldini, rappresentante tipico della classe medio-altina (non di certo altissima), più che della Borsa si dovrà preoccupare, in sequenza, di: meno ricavi, più tasse (specie su immobili), minor valore degli immobili, minor copertura pensionistica e sanitaria.

[1] https://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/5327-la-recessione-da-corona-virus-ipotesi-numeriche.html#.XmzxAMuJiRs.linkedin

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